Inaugurazione del palazzo delle poste – Domenica, 5 settembre 1925

Arte e lavoro di Caserta

Domenica, 5 settembre 1925, si è solennemente inaugurato a Caserta il Palazzo delle Poste e Telegrafi, la cui costruzione, iniziata il 1914, si è finalmente compiuta grazie allo spirito realizzatore del Governo Fascista, che, sotto la guida del Duce amatissimo, compie i radiosi destini della Patria nostra.
Caserta si è così arricchita di un magnifico edificio, prodotto genuino dell’arte e del lavoro dei suoi concittadini: difatti casertani ne sono stati il progettista ing. Vincenzo Memma, l’impresario ing. Antonio Aglione, gli artefici, gli operai e, per buona parte, anche i materiali impiegati.
La Città, chi, si poteva dire fino ad oggi trascurata, nonostante la sua passata grandezza fosse ricca di storia, di opere e di monumenti, esulta ora, che può vedere, con infinita soddisfazione, uno dei più importanti e delicati servizi pubblici, quale quello postelegrafico, decorosamente sistemato nella superba sede, in cui si è testé trasferito.

Rito fascista
La cerimonia inaugurale ha assunto pertanto carattere di una bella festa cittadina e del lavoro, ed è stata celebrata con un rito squisitamente fascista, sia perchè si è svolta sotto gli auspici delle locali Gerarchie del Partito Nazionale Fascista, sia perché il Governo Nazionale si è fatto rappresentare dal sottosegretario di Stato alle Comunicazioni, S. E. il prof. Sergio Panunzio, che é stato di questa Città, sia pure per poche, ore, ospite eletto e graditissimo.

L’arrivo – Gli intervenuti

S. E. Panunzio è arrivato dalla Capitale col direttissimo delle ore 11.40, ricevuto alla stazione ferroviaria dal deputato al Parlamento on. Greco, dal vice-prefetto cav. uff. Licata, in rappresentanza del prefetto gr. uff. Graziani, dal comm. Chiaromonte, commissario prefettizio al Municipio, dal pentarca fascista di Caserta ing. Mancusi, per la Federazione Provinciale Fascista, dal comm. lngarriga, commissario prefettizio all’Amministrazione Provinciale, dal comm. Caporaso, commissario straordinario alla Camera di Commercio e Industria, dal gr. uff. Crispo, vice-provveditore alle Opere Pubbliche per la Campania, in rappresentanza di S. E. Giuriati, ministro dei Lavori Pubblici, e del provveditore comm. ing. Cuomo, dal direttore provinciale delle Poste e Telegrafi comm. Piscitelli, con altri funzionari, cioè il cav. Huber, il cav. Pucillo, il cav. Nigro, il cav. Mareoni, il cav. Cavaliere, il cav. Fogliaceo, il cav. Buonocore, il cav. De Leonardis, il dott. Capecelatro, il sig. Nicodemo, il sig. Mazzeo, ecc.), dal console della 141a Legione della Milizia Volontaria per la sicurezza Nazionale comm. Simeoni dall’intendente di Finanza comm. Falco, dal tenente colonnello dei Reali Carabinieri cav. Carrara, dal comandante della Scuola degli Allievi Ufficiali colonnello cav. Casilini, in rappresentanza del generale comm. Nascimbene, comandante del Presidio, dal capitano David, commissario alla Federazione Provinciale dei Combattenti e delegato provinciale al Movimento Giovanile, dal cav. Vancini, segretario generale della Federazione Provinciale delle Corporazioni Sindacali Fasciste, dal colonnello cav. Labrano, per la Sezione di Caserta del Partito Nazionale Fascista, dal pentarca fascista di Nola avv. De Feo, dal barone Petitti di Ferrazzano, per la Cassa Provinciale di Credito Agrario per Terra di Lavoro, dal comandante del 10° Reggimento Artiglieria colonnello cav. Mazzucca, dal comm. Chiurazzi, in rappresentanza dell’on. Ciardi, segretario capo dell’Associazione Nazionale Postelegrafici Fascisti, e da una Rappresentanza della Sezione di Napoli, dell’Associazione Nazionale Postelegrafici Fascisti con gagliardetto.

L’arrivo dell’autorevole Rappresentante del Governo è stato salutato al suono della marcia reale e dell’inno Giovinezza, mentre il manipolo della Milizia Nazionale, agli ordini del capo manipolo sig. Gindre, rendeva gli onori militari.
All’uscita della stazione, S. E. Panunzio è stato accolto da un’ovazione vibrante e da entusiastici alalà da parte dei Fasci, delle Associazioni Fasciste dei Postelegrafici e dei Ferrovieri, delle Sezioni dei Combattenti, dei Balilla, degli Avanguardisti, delle Piccole Italiane, ecc., ivi ammassati coi propri gagliardetti, al suono degl’ inni della Patria.

La cerimonia
Alle 12 precise, seguito da un lungo corteo, tra gli interminabili applausi della folla, che faceva ala al passaggio, S. E. Panunzio è giunto al nuovo Edificio delle Poste, dove un altro manipolo della Milizia Nazionale, agli ordini del capo manipolo sig. Pinto, prestava servizio d’onore.
Un’apposita Commissione (composta dei funzionari cav. uff. De Rubertis, cav. Mele, cav. Sais, cav. Panno, e rag. Castaldo,  ha atteso al ricevimento delle Autorità, dei Cittadini e delle Famiglie, invitate dalla squisita cortesia dei Gerarchi del Partito Nazionale Fascista.

La benedizione il Sermone di mons. Minozzi

Dopo una visita ai locali, che hanno destato la comune ammirazione, nel salone al pianterreno, artisticamente addobbato ed imbandierato, troneggianti nel mezzo tra fasci di alloro i ritratti di S. M. il Re e di S. E. Benito Mussolini, mons. prof. Minozzi, in rappresentanza di S. E. il vescovo mons. Moriondo, assente da Caserta, ha celebrato il rito religioso della benedizione del Palazzo e ha pronunziato poscia un pio ed elevato sermone, inneggiando al Duce e al Re, fra gli applausi scroscianti del pubblico. 

1 discorsi

II comm. Piscitelli,
Cessati gli applausi, ha presa la parola il direttore delle Poste e Telegrafi, comm. dott. Romolo Piscitelli, avente alla sua destra S. E. Panunzio.

Riproduciamo integralmente l’ammirato discorso del comm. Piscitelli, che è stato più volte interrotto da calorosi applausi ed alla fine coronato da una imponente ovazione: Eccellenza, Signore, Signori ! – Festa è questa di luce, di aria e di sole, che penetra, gioca e sorride attraverso le ampie vetrate di questo candido e luminoso Palazzo, dopo la mole vanvitelliana, il più bello ed il più decoroso degli edifici pubblici della Città.
Sorto in area donata dalla munificenza del Comune di Caserta e scelta con felice criterio di centralità e di comodità per il pubblico nelle immediate adiacenze della Prefettura, del Municipio e della Banca d’Italia; ideato nella sua primigenia struttura da un degno e valoroso funzionario dell’Amministrazione Postale, il compianto comm. Liverani, il cui nome va qui ricordato con speciale menzione di onore; studiato e perfezionato nelle sue linee esteriori e nei suoi ambienti e particolari interni con intelletto d’amore e magistero di arte, in sobrietà ed armonia di stile, da un degnissimo figlio di Caserta, 1’ing. Vincenzo Memma, che con perizia pari alla sua valentia ne ha diretto i lavori dal punto di vista architettonico, estestico ed artistico; solidamente piantato ed armonicamente quadrato da un operosa e sagace Impresa Casertana, quella dell’appaltatore sig. Aglione, che, insieme all’ ing. Memma, considera un pò suo questo Palazzo, egli che lo ha fatto e visto nascere e 1′ ha condotto fino allo stato attuale di finimento e perfezione, come un tenero padre il figliuolo prediletto, il nuovo Palazzo Postelegrafico di Caserta è superba espressione dell’arte e prodotto genuino ed esclusivo di questa Terra operosa, che dal lavoro prende ed ha nome e del lavoro ha tutte le tradizioni e tutte le virtù, di questa Città, che ne è il Capoluogo e che ha dovizia di silenziosi, forti, tenaci e sapienti lavoratori.
Festa è questa di animi che esultano, tripudio è questo di cuori che balzano dalla gioia e si effondono nella letizia, che agli occhi ed agli spiriti dona la contemplazione dell’opera finalmente e magnificamente compiuta. Il personale delle postelegrafonico di Caserta che il sonno che il sonno dei passati governi costrinse per lunga data  a interbeghe lunghe e luride si allieta e giubila per la conquista fatta in una sede quanto mai degna e decorosa, che i quotidiano lavoro rende più lieve  più giocondo, esalta rincora e nobilita
Festa fascista, festa di Regime, festa di Governo e di Amministrazione ed insieme festa di Città, che vede realizzato il sogno di tecnici e di funzionari, ravvivati e rincorati dalla fede già sopita nel quietismo di ieri e poi ritrovata nel fervore di oggi. Lunga è la storia di questo Palazzo; rimonta ai tempi anteriori alla guerra, ai tempi dei lunghi pensamenti, delle interminabili discussioni, quando molto si cominciava e poco si concludeva, quando i propositi si smarrivano e le energie si fiaccavano in isnervanti attese ed in fastidiose lungaggini.
Questi ultimi anni, gli anni della rinnovazione o della rivoluzione degli spiriti e delle cose, della ritrovata coscienza nazionale, del Regime Italico, hanno visto e reso possibile l’accelerazione ed il compimento dell’opera. Costanza e tenacia, ardimento e fermezza, fede e passione, qualità e virtú, Signori, di pura marca fascista, protese allo scopo, ed ecco l’opera compiuta, 1’opera bella, l’opera degna del Fascismo, dell’Amministrazione di Caserta.
Quando, or è un anno, io ebbi 1’onore di assumere la direzione dei servizi postali telegrafici di questa Provincia e venni qui in un afoso pomeriggio di agosto e varcai la soglia del mio Ufficio, nei vecchi locali di Piazza Margherita, non vi nascondo, o Signori, che sentii stringermi il cuore, tanto elle chinai il capo, spinsi lo sguardo innanti, accelerai il passo per superare la tristezza, lo sconforto e la repulsione provocati dalla vista di quegli angusti ambienti, oscuri, sporchi e polverosi.
Mi allontanai poco dopo e corsi al nuovo edificio : in sembrò, Signori, anche più bello di quello che adesso mi appaia, nel suo candore, nella sua luminosità, nella sua austerità ; e un proposito fermo concepii, il proposito di entrarvi al più presto, appena, e comunque fosse possibile.

Lo stesso proposito formulò e proseguì l’illustre sig. provveditore alle Opere Pubbliche per la Campania, comm. Alfonso Cuomo, degnissimo figlio anch’egli di Terra di Lavoro, suscitatore ammirabile di energie, lavoratore tenace ed instancabile. A lui per questa tenacia, per questa fermezza, per questa costanza, Governo, Amministrazione e Città devono dare il massimo onore e la più alta lode. Ed una viva e pubblica parola di encomio meritano pure i suoi Collaboratori del Genio Civile, elle ha sovrainteso con solerzia ed amore alla ultimazione dell’opera, l’ingegnere capo comm. Struffi, l’ingegnere di Sezione cav. Fusco e l’assistente sig. Brandi, che, specie in questi ultimi giorni, si sono prodigati in mirabili attività ed abnegazione.
E così oggi, se pur tutto non è finito, se pur tutto non è a posto, se pur mancano taluni mobili e arredi necessari per un più completo e regolare assetto dei servizi, l’incanto è rotto e L’indugio è fascisticamente troncato, e qui siamo degnamente, decororosamente superbamente allocati ; qui siamo oggi convenuti a celebrare l’avvenimento e la realizzazione al cospetto di vostro, Eccellenza, che qui siete convenuto quale delegato della Presidenza del Consiglio a rappresentare il Governo Nazionale, che qui a noi, Postelegrafici, recate l’ anima della nostra triplice ed unitaria Amministrazione, che qui a tutti portate l’espressione e nello spirito del Fascismo e del Regime.
Avvenimento memorabile, o Signori, questo di oggi, poichè segna una data storica per Caserta, che dal 60 in poi non aveva avuto per i suoi servizi governativi se non edifici borbonici e non ancora un edificio italico, quale è questo finalmente, voluto dal Governo Nazionale e costruito dal lavoro italiano; poichè segna per l’Amministrazione delle poste un’altra realizzazione compiuta secondo il piano e secondo la volontà di Costanzo Ciano, il nostro  Ministro, che, come con leggendario eroismo epurò gli austriaci dal mare italiano, vuole oggi epurare dai mefitici i- ambienti, nemici del lavoro tranquillo e ordinato, la massa dei suoi Dipendenti, i quali a lui guardano e lui seguono con profonda ammirazione pel suo valore di soldato e di marinaio, per la sua sapienza di amministratore   e di riformatore.
Qui, Costanzo Ciano, o Signori, è presente ; io sento ch’Egli ci segue e ci assiste in questa austera e solenne cerimonia e me ne dichiaro pago, perchè ho la coscienza di avere adempiuto  al suo comandamento, affrettando ed  operando l’occupazione di questo edificio.

Eccellenza, Signori, Signore, nella duplice qualità di direttore provinciale delle l’oste e dei Telegrafi di Caserta e di commissario straordinario per la riorganizzazione di questa ora fiorente e fedele Sezione della grande Associazione Nazionale dei Postelegrafici Fascisti, interprete del comune sentimento del Personale di ruolo e fuori ruolo della Città e Provincia, in nome e per conto anche della Sezione dei Ricevitori Fascisti, qui rappresentati dal segretario federale sig. Guglielmo Del Balzo e da un folto stuolo di Colleghi intervenuti alla odierna cerimonia accanto al proprio Direttore Provinciale, mentre esprimo a tutti gl’ intervenuti: Autorità, Associazioni e Cittadini i più vivi ed entusiastici ringraziamenti e mentre ringraziamenti particolarmente sentiti e fascisticamente cordiali rivolgo alla. Federazione Provinciale, che ha preso l’iniziativa di questa solenne cerimonia e che è qui degnissimamente rappresentata dall’integerrimo, infaticabile, fascistissimo, perpetuo pentarca del Circondario ing. Adelchi Mancusi, io proclamo e giuro, per me e per tutti i miei Dipendenti, che degnamente terremo questa superba sede e che col fervore delle nostre opere, la cui esplicazione così ravvicina ed intimamente riguarda ed interessa la collettività, 1’industria il commercio, gli Enti pubblici e privati e la stessa economia e ricchezza nazionale; col fervore delle nostre opere,  ripeto,  faremo di questo Palazzo un centro sempre più pulsante di energia e di lavoro, di volontà e di fede ; e così, giurando ed operando noi postelegrafonici di Caserta avremmo anche obbedito ed obbediamo al comandamento espresso dal Duce: fare grande risonante di opere e di passione questa nostra Italia che vince oramai ogni sua battaglia e che romanamente forgia il suo avvenire imperiale

Impiegati, ricevitori postali e telegrafici di Caserta.  A Noi!