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Valorizzazione della Reggia di Caserta

La storia e le storie

5 dicembre 1925  si riunisce a caserta il Comitato per la difesa degli interessi di Caserta.

 

Una questione vecchia di secoli quella del degrado della Reggia di Caserta. Calamità atmosferiche eventi politici che hanno bisogno di una degna cornice, spesso diventano occasioni di  scontri tra le autorità proposte,  visto che la gestione del monumento è affidata allo Stato e non agli enti locali. Una evenienza quest’ultima che, tutto sommato,  è stata un vantaggio per la città di Caserta perché nonostante tutto la Reggia è  ancora pressappoco come il Vanvitelli l’ha realizzata. Altrimenti le cose sarebbero andate diversamente, come si deduce dal piano regolatore proposto nel 1927 dall’ing. Memma che voleva sottratte ai giardini reali  il suolo prospicente corso Giannone per farne dei palazzi ed allargare la strada.

Momenti brutti la Reggia li ha sempre visti  come quelli subito dopo la prima guerra mondiale quando diventò sede della Guardia Reggia, che la devastò completamente o durante l’occupazione del comando alleato nella seconda guerra Mondiale. Il monumento fu requisito insieme all’abergo Vittoria, i circoli sociale e Nazionale di Piazza Margehrita ed molti locali lungo il corso Trieste.

Era sabato 5 dicembre del 1925  quando il prefetto dott. cav. uff. Gaetano De Blasio, commissario prefettizio, riunì  nella sala del Municipio, i rappresentanti del Comitato per la difesa degl’interessi di Caserta e per la valorizzazione di Palazzo Reale.

Erano presenti  l’avv. comm. Pietro Monti, l’on. avv. Giovanni Tescione, il cav. avv. Alfonso Lamberti, il prof. Angelo Fusco, il cav. Nicola Durante, l’avv. Teodoro Du Marteau, l’ing. Giovanni Campopiano, il cav. prof. Ernesto Sosso, il cav. Alfredo De Lillo, 1’ing. Mario De Martino, il prof. Ciro Vaccaro e il sig. Gustavo Malasomma, presidente dell’Associazione dei Commercianti.

Parteciparono  inoltre  il gr. uff. Parpagliolo, vice-direttore generale delle Belle Arti, e il comm. Gino Chierici, sopraintendente ai Monumenti.

Raccontano le cronache che il comm. Chierici espose “il progetto di valorizzare il più insigne monumento del Mezzogiorno e il più bel Palazzo Reale di Europa, il quale, per quanto abbia avuto diverse destinazioni, pur tuttavia costituisce un insieme monumentale di così gran pregio, che è interesse di tutti di veder conservato e mantenuto con maggior decoro: soggiunse che la migliore destinazione, che possa avere il Palazzo stesso, è quella dì Palazzo di Rappresentanza Nazionale, per uso dei Congressi Internazionali.”

L’on. Giovanni Tescione, che sarà il futuro primo Podestà di Caserta, nel rilevare la concordia di intenti e nell’apprezzare altamente le idee del Sopraintendente ai Monumenti, “il quale è confortato nella sua azione dall’adesione autorevole della sua Direzione Generale”, pur condividendo l’iniziativa  era del parere che non bastava cambiare la destinazione d’uso, ma realizzare una serie  di opere, sussidiarie, come strade e alberghi, che allora difettano.

Fu in quella occasione che si  prospettò la possibilità di costruire una autostrada Napoli-Caserta, tenendo presente il progetto originario di Vanvitelli del rettifilo Caserta Napoli, con impegno che la spesa relativa, per parte della Provincia di Napoli, sarebbe stata eseguita con i fondi del Commissariato.

Si voleva che fosse  a carico della Provincia di Caserta la costruzione di meno di dieci chilometri di strada. A tale proposito il gr. uff. Parpagliolo riferì di avere avuto un colloquio con S. E. Castelli, alto commissario per la Provincia di Napoli, il quale lo aveva assicurato di aver disposti gli studi per la costruzione.

Per  Tescione, parte di  Palazzo Reale doveva essere  destinata a sede di espositiva  permanente dei manufatti  delle piccole industrie locali,  alludeva a quella miriade di setifici che  era in quel particolare momento in forte crisi.

Fu l’occasione per fare una pulizia degli spazi circostanti Palazzo Reale  e fu deciso di abbattere i casotti alla ferrovia, costruiti durante la guerra e che impedivano la vista della Reggia.

Si decisa anche di dislocare   le scuole elementari e costruire un apposito edificio in Via Giannone, attuale scuola De Amicis,  e che il Parco della Flora doveva essere aperto al pubblico e restituito  all’antico splendore grazie alle cure del personale addetto ai giardini pubblici.

Il comm. Monti,  da parte sua era convinto che si potevano raggiungere maggiori e più qualificati risultati per attrarre turisti  se i due Comitati locali: Quello di Caserta e  Napoli, costituito dalle più eminenti personalità della Metropoli,  avrebbero collaborato senza campanilismi. Un apposita  Avrebbe mediato una  commissione  eletta dal Rotary Club di Napoli, di cui facevano parte  i Deputati e Senatori di quelle Province, “perché esso più facilmente potrà rendersi interprete presso il Governo Nazionale dei sentimenti e delle aspirazioni di queste popolazioni.”

“Ad unanimità si stabilì, di indire al più presto possibile una riunione del Comitato di Caserta nel Palazzo Reale, estendendo l’invito a tutti i Senatori e Deputati, a S. E. il Ministro della Pubblica amministrazione alle Gerarchie Fasciste, con il proposito di invitare S. E. Mussolini ad una visita al gioiello d’arte così magnifico e così poco conosciuto, perché il Duce, mente aperta ad ogni più ardita concezione ed entusiasta di tutto ciò che può mettere in valore la Nazione Italiana, darà anche in questo campo il suo fattivo appoggio affinché il radioso programma enunciato dal Sovraintendente ai Monumenti sia presto un fatto compiuto.”

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Pubblicato da memoriecasertane

Studia alla facoltà di ingegneria, ma successivamente si laurea in scienze politiche alla Federico II di Napoli. Assunto alla Olivetti di Ivrea si interessa di organizzazione aziendale e in analisi del costo del lavoro. Giornalista pubblicista e fotografo, è originario di una nobile famiglia Casoriana appartenente al casato dei Casarusso. Spilla d'oro Olivetti è stato insignito della stella al merito del lavoro dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Cavaliere della repubblica ed Ufficiale della Repubblica, vive e lavora a Caserta. Esperto di economia e strategia aziendali ha pubblicato per l'istituto tecnico industriale "Villaggio dei Ragazzi" il volume "Introduzione alla Vita d'azienda" 1973; "Le multinazionali verso un codice di condotta" 1979 ed è stato presidente del consorzio di Imprese Elinte scarl dalla sua nascita fino al 2002. Fonda e pubblica nel 1980 la rivista nazionale "Fotografia Comparata" a cui collaborano studiosi e docenti universitari. Nel 1988 registra al tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la cooperativa "mediterranea" il quindicinale "il Corso" un periodico di attualità e di storia casertana. La Fiaf Federazione Italiana associazioni fotografiche lo nomina Benemerito della Fotografia Italiana, stesso attestato gli arriva dall'Anaf Associazione Nazionale Arte Fotografiche. Quale reporter realizza servizi per il quotidiano "il diario" sul terremoto del 1980 e successivamente è inviato al seguito del contingente Italiano In Libano nella missione di pace nel novembre del 1983 dove conosce Oriana Fallaci e l'attuale senatore Sergio De Gregorio allora free lance ed impegnato in un servizio per il settimanale "Oggi". Per il quindicinale di attualità e storia locale "il Corso", nato nel 1988, e per diversi giornali ha intervistato e fotografato molti personaggi di spicco della vita Italiana: dal critico d'arte Antonello Trombadori al pittore Remo Brindisi.. ed inoltre: il Filosofo Massimo Cacciari, Pino Rauti, Giulio Andreotti, Gianfranco Fini, l'attore Giancalo Giannini , il Pasquale Squittieri e tanti altri. Sue mostre personali di Fotografia sono state organizzate a Sorrento, Bergamo, Brescia, Ancona, Caserta, Napoli. Ha lavorato per "Napoli Notte", "il Diario", "il Giornale di Caserta" ed attualmente collabora per le pagine culturali ed attualità del quotidiano Corriere di Caserta. Ha pubblicato per il Corriere di Caserta a puntate la storia di Terra di Lavoro durante il fascismo da cui ha tratto il Dvd "Antonio Ricciardelli racconta".

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