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Quando la provincia di Caserta ambiva a diventare la seconda Versilia

UN ANGOLO DI PARADISO TRA LA DOMIZIANA E IL MARE 

Senza titolo-1 copia

di Federico Scialla 

L’incremento delle attrezzature alberghiere, registrato negli ultimi tempi nell’Italia meridionale, sta a dimostrare — a nostro avviso — quanto possa, in ogni settore dell’industria, l’iniziativa privata, e da sola e, ancor più, con l’aiuto dei contributi statali.

Infatti, in talune zone della Terra di Lavoro — fino ad ieri assolutamente sconosciute al turismo — la iniziativa privata, con spirito veramente pionieristico, ha creato nuclei alberghieri dalla ricettività ineccepibile, per numero, classe, eleganza e comodità.

 Sull’itinerario di Domitio

Tipico esempio di quanto abbiamo fin qui detto è ciò che è stato realizzato, o è in via di realizzazione, lungo il litorale campano che, dalla foce del Garigliano, scende fino a Pozzuoli, tra la Domitiana ed il mare.
La nuova Domitiana, iniziando dopo il Ponte sul Garigliano, in effetti, come sostiene Amedeo Maiuri in un passo delle sue gustose e pittoriche « Passeggiate Campane », ricalca il tracciato della Vecchia Appia che la via borbonica, invece, aveva abbandonato per evitare le paludi malfide del Pantano di Sessa.
Solo al Massico, al 106° miglio da Roma, se ne stacca e ripercorre l’antica via di Domitio, laddove questa si staccava dall’ Appia che piegava all’interno, verso Capua. Quivi, all’altezza di « S. Maria in Caldana » le solfuree « aquae sinuessanae » fumigano ancora.
La spiaggia che si estende, in profondità, tra la Domitiana ed il mare, fino a qualche tempo fa era tagliata fuori e dal turismo di massa e da quello più ristretto degli amanti della natura ancora allo stato selvaggio. Per meglio dire, non era conosciuta che dai cacciatori che vi venivano a sparare anatre al loro pas-saggio migratorio, e dai pescatori che vi stendevano le reti al sole.
L’arenile chiaro, digradante in leggerissimo pendio, scende dolcemente al mare lasciando quasi a malincuore le ombre pro-fumate di resina di una pineta vasta e silenziosa. Si snoda per tutto l’arco di costa che va dal Garigliano, per i Mazzoni, all’antica Liternum, a Pozzuoli, tagliato dalla foce del Volturno e tormentato qui dalla lotta che le acque del fiume sostengono con quelle del mare per riversarsi in esso.
Ed a seconda delle avverse vicende, allorché il fiume cantato da Stazio è turbidus e minax, a volta a volta il biondo arenile si insena o si ingorga, si ritrae o si espande macchiato da piccole e grandi fosse d’acqua che, baluginando al sole o incupendosi, riflettendo il cielo tempestoso, lo impreziosiscono di brillanti luci iridescenti.
Un gioiello per gli occhi, un toccasana per la salute, final-mente questo pezzo di Paradiso Terrestre è stato valorizzato come meglio non si poteva fare.
È sorto, infatti, più a nord, ad opera della Società Aurunca Litora, il meraviglioso complesso alberghiero della Baia Domizia che si estende per nove chilometri di lunghezza e 500 metri di profondità.
Scendendo, poi, verso Napoli s’incontra Mondragone, cittadina del litorale casertano, che sorge nei pressi dell’antica Sinuessa, colonia romana frequentata dalle matrone che si bagna-vano nelle termali acque sinuessane, speranzose di maternità.
E se tutte avevano le forme stupende della Venere ritrovata tra i vecchi muri di una villa, non sappiamo spiegarci come mai la dea della fertilità non fosse loro amica.
Anche Mondragone è in pieno sviluppo turistico e c’è chi, accarezzando un sogno un po’ troppo avveniristico, ma non irrealizzabile, pensa di far sorgere proprio nella planimetria dell’antica, la nuova Sinuessa, per la gioia degli amatori del Phalaernum di Virgiliani ricordi e delle « mozzarelle » di più recente tradizione.
Seguendo l’itinerario e spostandoci verso sud lungo la via di Domitio, incontriamo la patria della mozzarella di bufala, nota nel mondo quale dolce, morbido, sodo, unico formaggio del genere; incontriamo, cioè, sul ponte della foce del fiume, Castelvolturno.
Branchi di bufale nere, dalle corna ad arco e dalle froge fumanti, mugghiano al richiamo del buttero, mentre il sole al tramonto arrossa le acque del fiume che lottano con le onde del mare fra mulinelli spruzzanti e ruggenti.
Ed eccoci alla costa di Pinetamare. Qui, tra il profumo resinoso dei pini, in fittissima, vergine vegetazione, e la spiaggia chiara lambita dalle azzurre acque del Tirreno, incontriamo un’altra realizzazione turistico-alberghiera di cui la provincia di Caserta veramente può andar fiera: il Villaggio Coppola.

A Pinetamare

E’ questa, una realizzazione che valorizza in pieno la storia, le tradizioni e l’arte di Terra di Lavoro.
Il Villaggio Coppola — col suo Grand Hotel « Pinetamare », in tenimento del Comune di Castelvolturno è frazione di esso — è un altro luminoso esempio di quanto valida sia l’iniziativa privata quando non è animata solo da fini speculativi ma è anche sorretta da concetti sociali.
I fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola, nel realizzare Pineta-mare, hanno tentato (riuscendovi in pieno) di inserire l’uomo, con tutte le sue necessità, nella natura, senza distruggere né offendere questa minimamente. Hanno posto le varie costruzioni armonizzandole con gli alberi e la spiaggia, inserendole laddove esse non solo non offendessero il panorama, ma lo integrassero impreziosendolo; facessero da contrappunto alla melodia, da controcanto al canto.

Questa è Pinetamare

Armonia di verde e di colori lievi, sinfonia di bianchi luminosi striati di azzurri, dal cupo zaffiro al verde turchese, macchie di gialli dal topazio alla terra di Siena: musica di colori tenui e brillanti, pace di ombre fresche.
Il Villaggio sorge su di una superficie di oltre due milioni di metri quadrati, a circa 25 chilometri a nord di Napoli, all’altezza del Km. 36,300 della SS. Domiziana.
La zona residenziale, distinta in due centri, può ospitare 20.000 abitanti. Si estende tra la spiaggia, lunga quattro chilo-metri a disposizione degli abitanti del Villaggio, e la pineta, larga 300 metri e lunga più di tre chilometri.
Siamo sicuri che le casette tutte di architettura mediterranea leggermente spagnoleggianti e romantiche, che si aprono su viuzze serpeggianti dai profumati nomi di erbe aromatiche ed alberi resinosi, bianche, basse ed asimmetriche, con i balconi in ferro battuto dalle eleganti volute e le persiane verdi e rosse ove pare che si debba affacciare da un momento all’altro una luciana bruna col garofano schiavone sull’orecchio, dagli ombrosi patii lastricati da multicolori mattonelle di ceramica lucente, siamo sicuri, dicevamo, che sarebbero piaciute anche a Virgilio e Stazio che la bellezza di queste coste cantarono con versi dolci e maliosi.

Richiami turistici sul litorale casertano

L’edificio più imponente è senza dubbio l’albergo, uno tra i più moderni e grandi d’Italia, con i suoi 400 posti letto, una vasta sala per congressi ed un attrezzatissimo ristorante di mille coperti.
Le realizzazioni, tutte improntate ad un tono di eleganza e di massimo confort, offrono quanto di meglio il turista ed il villeggiante più esigenti possono richiedere in fatto di comodità. Il Villaggio non manca di nulla: un grande albergo per accogliere degnamente una clientela cosmopolita ed elegante, villette, bar, ristoranti, ufficio informazioni, ufficio postale, stazione di Carabinieri, supermercato e servizi sanitari, senza dire delle più svariate attrezzature sportive: dalle piscine al campo da tennis. Il tutto per consentire all’affaticato uomo moderno la distensione di cui ha bisogno in un luogo accogliente e tranquillo.
Il Villaggio Coppola ricade in tenimento della provincia di Caserta. L’opera di valorizzazione di quella zona del litorale di Terra di Lavoro, pertanto, viene seguita con interesse dall’Amministrazione Provinciale e dall’E.P.T. di Caserta.
L’A.P. in carica, conscia dei benefici che l’intera provincia può ricavare dall’adeguata valorizzazione turistica del suo litorale, sta appoggiando tutte le realizzazioni che, direttamente o indi-rettamente, tendono a tale scopo.
L’Assessorato al Turismo ed allo Sport della stessa Amministrazione Provinciale, poi, non tralascia di sostenere con simpatia tutte le iniziative tendenti ad un richiamo turistico sul litorale. Spettacoli di arte varia, manifestazioni sportive organizzate da associazioni o imprese, vengono incoraggiate nella dovuta maniera.

Il porto-canale

È ormai accertato che il Volturno offre la possibilità di contribuire al piano di industrializzazione del territorio che attraversa. Attualmente gli organi competenti sono impegnati nella ricerca e nell’individuazione delle aree più idonee a ricevere insediamenti industriali.
È interessante, a tale riguardo, rendere noto il consuntivo di una relazione sull’argomento recentemente elaborata dal Genio Civile di Caserta. Consuntivo dal quale, tra l’altro, si rileva che, indipendentemente dagli studi in atto per la navigabilità del Volturno, è indubbio che, volendosi la realizzazione, per lo meno, di una darsena lungo la costa tirrenica, dai Regi Lagni al Garigliano, una sola possibilità concreta esiste per la Terra di Lavoro, ed è quella di destinare « l’asta terminale del Volturno — da Castelvolturno al mare — alla costruzione di un porto-canale. E non esiste soluzione tecnica ed urbanistica più conveniente a volere realizzare una tale opera in provincia di Caserta ».
Non è questa la darsena di cui parlava il Ministro del Lavoro Bosco il giorno dell’inaugurazione dell’Hotel Pinetamare accennando a concrete possibilità di realizzazione?
Con la darsena aggiunta a tutte le altre attrezzature del Villaggio Coppola, si avrà la completa valorizzazione di questo
tratto di costa meravigliosa della provincia di Terra di Lavoro, così densa di vestigia storiche, così piena di ricordi poetici, così battuta dalle avverse vicende che la videro, a volta a volta, opima e florida, turgida di acque fluenti, risonante di canti di garruli uccelli, o triste e mefitica, pregna di acque stagnanti ove lo stormire del vento tra le canne palustri, lunghi lamenti traeva sotto un cielo che azzurro più non era, soffuso di densa caligine esalata dalle pozze, nutrici di malariche zanzare.

Sarà conosciuta la nobiltà della storia, la gentilezza delle tra-dizioni, la bontà dei prodotti della terra di tutta la provincia casertana.
La via di Domitio non sarà soltanto la « direttissima » Napoli-Roma, una strada comoda per lasciarsi alle spalle le bellezze di Partenope per raggiungere subito quelle dell’Urbe. Ma sarà la strada che traversa una terra meritevole dell’attenzione del turista, per la quale vale la pena fermarsi; nella quale è comodo e confortevole sostare dei giorni per vivere ore di incanto per lo spirito, salutari per il corpo.

Quasi un sogno!

Ed è in gran parte merito del Villaggio Coppola se i Mazzoni oggi sono solo un triste ricordo. Sembra quasi un sogno che quivi, un tempo, si stendesse la famigerata « Silva Gallinaria », la selva fitta di flora e fauna mediterranea, prodiga di gallinelle per i cacciatori e di intricati inespugnabili nascondigli per i predoni, ricordata fin dall’antichità per lo scacco subìto dalle forze di Ottaviano ad opera della flotta di Sesto Pompeo che occupò di sorpresa Volturnum, scolta romana posta a guardia della foce del limaccioso torbido fiume.
È quivi sorgeva un’altra importante colonia romana sul litorale campano: Liternum, posta alla foce del Clanis, le cui acque oggi scorrono imbrigliate nei canali di bonifica che si chiamano Regi Lagni, senza alcuna allusione a dinastici rimpianti, come argutamente scrive Maiuri, alludendo ai ricordi borbonici.
E quivi, in volontario esilio visse Scipione l’Africano, dopo che 1′ « ingrata Patria » lo aveva accusato di essersi fatto corrompere dall’oro di Antioco. Quivi, lasciato il brando del condottiero, impugnò il pungolo per guidare i buoi lungo il solco onde l’acuto vomere dilaniasse la zolla e la preparasse alla semente, alla vita, poiché la sua mano, adusa alla conquista, alla costruzione avesse ancora a strappare alla cattiva terra della triste Liternum la linfa della vita, la messe, i frutti.
Quivi morì, solo, con i suoi ricordi e quivi fu sepolto: lontano, per sempre, da Roma.
Oggi, dell’antica Liternum poco è rimasto. Il tempio, il teatro, qualche colonna: il Capitolium. Qui e là, nel terreno fra il verde delle macchie di ginepro, affiora una pietra squadrata, bianca, scanalata dallo sguscio di una modanatura. Ma, della villa e della tomba di Scipione nulla è ancora venuto alla luce.
La prestigiosa figura del grande condottiero aleggia su questa terra. Forse preferisce che la sua tomba non venga ritrovata perché il ricordo della sua presenza non sia ancorato ad un sol punto, ad un solo cumulo di pietre, ma si estenda su tutto questo lembo di terra, dai ruderi del Capitolium al Lago Patria, dalla pineta alla spiaggia, fra i ginepri ed i querciuoli.
Così, sull’abbrivio dei ricordi storici, cullati dal frangersi delle onde sulla spiaggia cara a Scipione, sotto un multicolore ombrellone e sorseggiando una fresca bibita da un bicchiere appannato di gelo, il turista, di qualsivoglia nazionalità sia, si sentirà erede e depositario dell’animo latino; sentirà, fra le nuvole e il mare, all’orizzonte, il canto della vita.

Premio giornalistico 1967

mauro nemesio rossi

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