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Lo scempio dei Monti Tifatini

LA CARIE DELLE COLLINE 

Chiesa_M.Castello

Non è agevole fare il punto alla situazione del cosiddetto inquinamento atmosferico e del depauperamento paesaggistico dovuto allo sfruttamento indiscriminato delle cave lungo la fa-scia collinare tifatina, destinata ad esercitare il fondamentale ruolo di verde regionale.

Con incalzante frequenza le mine brillano, sconvolgendo le fibre interne dei monti, segnando con « rughe » profonde il profilo orografico collinare, provocando danni che non interessano soltanto l’aspetto morfologico dell’ambiente, ma anche quello storico monumentale, ove si pensi che i Tifata accolgono un patrimonio architettonico di incommensurabile valore. In-tendiamo riferirci soprattutto alla Basilica Benedettina di S. An-gelo in Formis, la cui staticità è sensibilmente compromessa dalle violente deflagrazioni.

Valori naturali e valori storici vengono, così, sconvolti, alte-rati, distrutti da possenti cariche di mine, dalla continua erosione delle viscere dei monti. Intere fette di verde sprofondano in micidiali polveroni, mentre le scosse vibranti della dinamite intaccano inesorabilmente la fragile struttura muraria delle costruzioni.

La Basilica di S. Angelo in Formis è tra quei monumenti che maggiormente sono minacciati dal pericolo di crollo, ove si pensi alla vicinanza delle esplosioni che, in taluni casi, avverrebbero ad una distanza di appena 375 metri.

Il fenomeno, dovuto ad un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali, dettato da una fagocitante corsa alla speculazione — anche edilizia — è oggetto in questi ultimi tempi di sempre più frequenti interventi, riunioni, anche a livello sindacale, e convegni. Nessuno più, ormai, chiude gli occhi dinanzi a situazioni tali che contribuiscono a distruggere il patrimonio ecologico in provincia di Caserta e con esso anche quello storico-monumentale.

Dalle cave al cemento armato. Bulldozer che scavano pesantemente il suolo, colossali caseggiati sorti senza un preciso e sistematico piano che incalzano e buttano via, talvolta, come avviene per la cinta muraria di Capua, i segni di un prestigioso passato di alto interesse artistico. Questo segnatamente per ciò che riguarda le cave dei Tifatini.

Si capisce che la panoramica andrebbe completata con osservazioni relative ai guasti ormai irreparabili provocati dalle cave del maddalonese nella cui zona — a parte la « sparizione » quasi totale di un’intera collina, come può osservare sgomento chi percorre la provinciale per Caserta Vecchia — vi è da prendere atto come forse per puro’ miracolo del Santo Michele, protettore di Maddaloni, siano ancora in piedi i resti di quelle che furono le storiche torri erette a difesa della valle.

Così come un capitolo a parte meriterebbe l’inquinamento del fiume Volturno, dalle cui acque sono quasi scomparse tinche, arborelle e carpe per effetto degli incontrollati scarichi industriali.

Il problema, inteso nella sua generalità, ma con particolare concentrazione sugli effetti deleteri delle cave, va riproponendosi all’attenzione di autorità e di cittadini.

Da più parti si avverte la necessità di approvare nuovi strumenti legislativi, che, in maniera concreta, possano garantire la salvaguardia dell’ambiente, attualmente alla mercè del privato, il quale, sconsideratamente, lo deturpa come e quando vuole.

Si tratta di un problema che va affrontato con urgenza, se non si vuole che, in un domani non lontano, saremo costretti a vivere in una sorta di foresta pietrificata, in una selva di cemento armato, che, oltre a cancellare la « natura », porta via anche validi motivi « artistici ».

L’insufficienza e l’inefficienza delle leggi attuali, invero, sono

dimostrate dalla vicenda — vecchia di lustri — della Basilica Benedettina di S. Angelo in Formis. Da anni, sopralluoghi e convegni, istanze e denunce si sono risolti in un buco nel-l’acqua.

Leggiamo da documentazioni di qualche tempo fa interventi anche presso la Procura della Repubblica di S. Maria C. V. per interrompere o limitare a distanza di maggiore sicurezza l’attività dinamitarda delle cave. Tutto è stato vano. Quel monumento va in rovina, lentamente, inesorabilmente. Solo di recente, l’Amministrazione Provinciale e « Italia Nostra » hanno ripreso l’esame della situazione, promuovendo — quali i risultati finora conseguiti? — un’azione coordinata con altri organismi per sal-vare il prestigioso Monumento dall’ineluttabile rovina.

Ecco perché riteniamo indispensabile una decisa presa di posizione della Sovrintendenza, affinché si renda promotrice di una nuova legislazione in materia di cave e miniere.

Ad onor del vero, la Sovrintendenza, per il passato, ha fatto tutto quanto era in suo potere fare. Ma lo spazio vitale di movimento e di operosità era circoscritto dalla labilità delle leggi, che sovente offrivano agevoli spiragli e scappatoie. Per cui, dopo un breve periodo di interruzione, le cave riprendevano con maggior lena la loro attività.

Naturalmente, oggi il discorso potrebbe essere più agevole nel quadro dell’ordinamento regionale. L’Ente Campania, infatti, potrebbe intervenire con pienezza di poteri per la realizzazione di un programma efficace di tutela, ponendo fine al danno pro-dotto dalle cave al patrimonio naturale e monumentale.

Di contro, però, si pone il problema della sistemazione altrove degli addetti ai lavori; problema che potrebbe risolversi nel quadro delle Aree di Sviluppo Industriale di Terra di Lavoro.

In definitiva, è ormai opinione comune che il problema della difesa ecologica vada inserito nel più ampio contesto dell’utilizzazione del territorio ed in quello, non meno importante, della occupazione.

Una visione, quindi, non puramente estetica, ma oltremodo realistica, che tiene conto della situazione socio-economica di Terra di Lavoro, del processo di industrializzazione in atto e della esigenza delle materie prime per consentire allo stesso settore edilizio di superare una crisi che, negli ultimi anni, si è andata facendo sempre più grave.

Siamo di fronte ad una serie di problemi — tutti interdipendenti tra loro — la cui soluzione deve impegnare gli sforzi comuni di autorità, cittadini, operatori economici, studiosi. Dal loro confronto di idee, esperienze e suggerimenti; da un meditato studio comparativo che sappia sposare le esigenze di un settore con un altro, sarà infatti possibile giungere ad un compromesso, ad una accettabile soluzione che sappia far salvi interessi economici, naturali ed artistici di Terra di Lavoro.

 

Federico Scialla

Da industria meridionale anno 1976

mauro nemesio rossi

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