Crea sito

1972 La Salvaguardia del patrimonio artistico una drammatica necessità di Terra di Lavoro

Sant'Angelo in Formis

Sant’Angelo in Formis

È di questi giorni la vibrata nota con la quale la sezione cartana di « Italia Nostra » ha sollecitato l’intervento della Di-ione Generale delle Belle Arti per la tutela della Basilica bedettina a di S. Angelo in Formis.

Questo insigne monumento di arte medioevale, costruito inrno al mille sui ruderi del Tempio dedicato a Diana Tifatina, rischia di andare in rovina, infatti, oltre che per la sua stessa vetustà anche per questioni connesse al problema ecologico.
Da oltre un anno, invero, le deflagrazioni delle mine fatte brillare nelle cave esistenti nella zona — e che hanno deturpato la fascia collinare — stanno provocando ripercussioni tali da compromettere in maniera preoccupante la staticità dell’artistica chiesa. Inoltre, il monumento è insidiato da infiltrazioni d’acqua nonché da probabili cedimenti in alcuni punti delle fondamenta.
Queste le cause che determinano il graduale scollamento dei preziosi affreschi, di prevalente ispirazione bizantina, che abbelliscono la significativa opera d’arte medioevale.
Bloccando, però, con opportuni strumenti legislativi l’incontrollato sfruttamento delle cave — che già tanto hanno deturpato la catena dei tifatini, provocando la degradazione paesistica della provincia di Caserta — cesserebbero anche i dannosi scrolloni alla staticità del complesso monumentale.
È l’interesse per la tutela del patrimonio artistico-culturale di Terra di Lavoro, del resto, ad esigere gli interventi del caso.

La Basilica di S. Angelo in Formis (frazione di Capua), esisteva già agli inizi del decimo secolo, quando Pietro I vescovo di Capua (925-’38) la concesse ai Cassinesi. Restituita alla Diocesi capuana, Ildebrando la dette nel 1065 a Riccardo, principe di Capua e Conte di Aversa, il quale, nel 1072, la concesse di nuovo ai Cassinesi.
La riedificazione del Tempio, secondo l’architettura attuale, si deve all’abate Desiderio di Montecassino (1058-’87), il quale dispose la ricostruzione del convento, annesso alla Basilica.
La caratteristica facciata del Tempio è preceduta da un elegante portico a cinque arcate, articolate su quattro colonne, sormontate da capitelli corinzi. L’arcata centrale — che si alza a tutto sesto in corrispondenza della navata principale della chiesa — è fiancheggiata dalle due coppie di arcate a sesto acuto.
Gli elementi decorativi prevalenti sono quelli ricorrenti nello stile bizantino (come su accennato) con numerosi affreschi, datati tra 1’XI ed il XII secolo. Ricca la iconografia tradizionale (da S. Michele a S. Paolo) che abbraccia anche episodi biblici.
Notevole, poi, il pergamo marmoreo, spartano nel taglio, impreziosito solo da un’aquila acefala con il Vangelo fra gli
artigli. Nonostante le insidie del tempo, è ancora possibile leggere qualche traccia di mosaico.

L’elemento dal quale è agevole desumere, poi, l’origine pagana del Tempio è fornito dal pavimento, lo stesso del Tempio di Diana, con una iscrizione del 74 a. C. Dal tempio di Diana furono ricavati massi squadrati per l’erezione del campanile, a destra della Basilica, archetipo per i campanili delle Cattedrali campane.
Il monumento, nel suo complesso, conserva quasi fedelmente tutte le strutture originarie; unica novità di rilievo, il soffitto in legno nella navata centrale, costruito nel 1927 in sopraelevazione rispetto al vecchio.

L’attualità del problema di salvaguardare l’intero patrimonio artistico è comprovata dall’interesse suscitato nella Direzione dei programmi giornalistici della RAI-TV. Infatti, mentre la Ra-dio manderà in onda in questi giorni particolari servizi anche nelle trasmissioni a carattere regionale, dal canto suo la Tele-visione sta allestendo un collegamento diretto con la Basilica di S. Angelo in Formis per il telegiornale delle ore 13,30 di martedì prossimo, 5 dicembre (regista Lello Capaldo; telecronista Mario De Nitto).

Alla realizzazione del servizio televisivo sta collaborando il medico condotto, dottor Antonio Tartaglione (un autentico appassionato) ed il Parroco, il Rev. Sac. don Bonaventura Convertito, il quale da anni si sta battendo per la attuazione di un disegno davvero formidabile.
In considerazione delle rinnovate esigenze della frazione di S. Angelo, infatti, don Bonaventura — seguito nei suoi programmi con viva premura, dall’Arcivescovo Metropolita di Capua, Mons. Tommaso Leonetti — ha ideato la costruzione di una nuova chiesa — la cui pratica è stata presentata per la quarta volta e finalmente con successo, speriamo — più moderna e razionale nonché meglio accessibile da parte dei fedeli. La vecchia Basilica, invece, dovrebbe essere destinata a Monumento Nazionale, così che, con l’auspicabile conferimento di questa dignità, potrebbe essere salvaguardata come è necessario che sia.

Abbiamo motivo di ritenere, comunque, che i competenti organi non resteranno problematica agitata sulla Basilica di S. Angelo, che — di di-ritto — campeggia in una delle più belle pagine della nostra affascinante storia dell’arte.

« Roma», 2 dicembre 1972

mauro nemesio rossi

Subscribe to our e-mail newsletter to receive updates.