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La crisi economica e le lettere del commissario Martelli ai ministri per salvare il comune di Caserta

«UN PROVVEDIMENTO DI GIUSTIZIA»
TRE LETTERE DEL REGIO COMMISSARIO PREFETTIZIO VITTORIO MARTELLI
   (maggio 1924)

                                                                                    di Olindo Isernia

 Banco di Napoli

Per salvare Caserta dalla crisi economica in cui stava sempre più precipitando, il regio commissario dell’epoca, Vittorio Martelli[1] indirizzò tre lettere[2], tutte recanti la medesima data del 24 maggio 1924, ai ministri dell’Economia Nazionale e della Guerra ed al prefetto della provincia, nelle quali sollecitava la concessione di alcune provvidenze a vantaggio del capoluogo.

L’aspetto economico della questione era, ovviamente, trattato più diffusamente, come è ovvio, nella corrispondenza inviata al ministro dell’Economia Nazionale. Senza indulgere in convenevoli, il regio commissario andava subito al cuore del problema. «La città di Caserta – scriveva – subisce attualmente una crisi economica eccezionale dovuta al fatto che improvvisamente è stata diminuita di tutta la guarnigione». Per un Comune come Caserta, la cui economia dipendeva in non piccola parte dalla presenza dei militari in città, alcune recenti decisioni come «la soppressione della Scuola della Guardia Regia, l’allontanamento del Reggimento di Cavalleria, il trasferimento della Scuola Allievi Ufficiali [di complemento] a Casagiove»  si erano rivelati di immediato nocumento, provocando «l’arresto di tutta l’attività economica cittadina». Ricadute negative si erano registrate anche nel settore occupazionale, dopo che era stato chiuso l’«Opificio Militare vestiario e calzature», che aveva privato «una numerosa classe di operai della fonte del loro sostentamento». Questi ulteriori nuovi elementi di crisi andavano ad aggiungersi ad una situazione già di per sé difficile, che stava vivendo la città, soprattutto sotto il profilo abitativo. L’irrisolto «problema edilizio era, anzi, diventato più acuto», in conseguenza dell’«arresto di qualsiasi attività edilizia da parte dei privati».

.Per porre un freno alla crisi, il commissario regio proponeva, nell’immediato, di mettere in cantiere il restauro di Palazzo Vecchio, l’antica dimora degli Acquaviva, feudatari di Caserta. In questi termini egli esponeva le ricadute positive sull’economia cittadina di questa sua proposta: «Ad attenuare la crisi economica, a combattere la disoccupazione, a provocare la disponibilità di numerosi alloggi, basterà per il momento, mettere in condizione di abitabilità di una parte del Palazzo Vecchio, di proprietà municipale, attualmente disabitato». In questo modo, continuava, «si offre la possibilità di allogare numerosi ufficiali, che sono attualmente in case private, si dà lavoro ai muratori, pittori, decoratori, falegnami, tutta una categoria cioè di piccoli artigiani, che attualmente versa nella più grande miseria».

In riferimento, poi, alla spesa occorrente, faceva presente che «è tutta di mano d’opera, ed è limitata per acquisto di materiale», trovandosene per l’utilizzazione a sufficienza nello stesso palazzo. La somma necessaria andava presa a mutuo dal Comune ed, in proposito, egli aveva già contattato diversi istituti di credito. Premendo, però, che i lavori avessero avuto inizio immediatamente, chiedeva al ministro che, ai sensi del R. D. 30 dicembre 1923, n. 3158, «l’anticipazione, sulle disponibilità dei fondi per l’assicurazione contro la disoccupazione, di L. 250 mila». Il rimborso sarebbe avvenuto «non appena il mutuo sarà concesso e nel termine massimo di due anni dalla corresponsione della somma».

 

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Nell’altra lettera al ministro della Guerra, il regio commissario affrontava i torti subiti ingiustamente da Caserta, che si era vista privare della presenza dii quei corpi militari, che, oltre a conferire un’immagine di prestigio alla città, contribuiva non poco, come si è detto, al suo buon andamento economico.

Assai esplicito in tal senso era l’attacco della lettera: «Il desiderio vivissimo di far ottenere alla città […] un provvedimento di giustizia [mi spinge a] rivolg[ermi] all’E. V.», cui seguiva subito dopo, in rapidi passaggi, l’esposizione dei fatti: «All’epoca della istituzione della Rª Guardia, fu allontanata da Caserta e alloggiata nel finitimo Comune di Casagiove la Scuola Allievi Sottufficiali di complemento, che aveva sede nella Caserma Sirtori, per il cui adattamento si spesero dallo Stato somme cospicue (1 milione)». Sennonché, successivamente, la predetta Guardia Regia fu soppressa e da allora era risultato vano «ogni premuroso interessamento» da parte del Comune capoluogo, per ottenere il ritorno nella sede originaria della Scuola Allievi Sottufficiali. La motivazione addotta «è sempre [stata] che in questa città facevano difetto gli alloggi per gli ufficiali, i quali in Casagiove godono fra l’altro il beneficio di abitare in un Padiglione Militare».

Tale «inconveniente», assicurava, però, Martelli, poteva ritenersi ormai superato. Agli inizi di settembre, si prevedeva che sarebbero stati ultimati «41 nuovi alloggi in questo Comune, costruiti dall’Istituto delle Case Popolari» ed, inoltre, si sarebbero liberati «molti locali privati attualmente destinati a pubblici uffici», da allogare in Palazzo Vecchio, che il funzionario indicava come già «in via di riattamento», ed altri ancora, occupati attualmente dagli uffici delle Poste e Telegrafi, che si sarebbero resi, a breve, disponibili, in seguito a trasferimento nella nuova sede[3]. Faceva il Martelli anche presente, al fine di vincere ogni ulteriore resistenza al trasferimento da parte della categoria che, per motivi logistici, maggiormente si opponeva, che, distando la Caserma Sirtori da Casagiove meno di un chilometro, «gli Ufficiali potrebbero benissimo continuare ad abitarvi» ed altresì assicurava anche, nell’altra sua veste di presidente dell’Istituto delle Case Popolari, che si sarebbero usate «le migliori agevolazioni ai signori Ufficiali nel caso di trasferimento della Scuola».

Al motivo economico, che era stato, come si è visto, al centro della lettera indirizzata al Ministero dell’Economia, il regio commissario accennava soltanto alla fine, in cui faceva presente la «crisi gravissima», che attraversava la «patriottica città» di Caserta, «per la dismissione improvvisa della guarnigione e per la soppressione di numerosi uffici pubblici».

 

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Nell’ultima lettera, rivolta al prefetto di Caserta Bonaventura Graziani, il regio commissario Martelli dava, in primo luogo, comunicazione della corrispondenza da lui inviata ai due Ministeri e ne spiegava le motivazioni, da ricercare nella difficile situazione economico-finanziaria («mentre le spese generali – scriveva – sono costanti ed in continuo aumento, le entrate sono inadeguate»). Ma in essa è possibile cogliere due elementi nuovi: l’indicazione, questa volta espressa in maniera chiara ed esplicita, che, al trasferimento della Scuola Sottufficiali da Casagiove a Caserta, l’opposizione più forte veniva dall’ufficialità, per nulla disposta «a sostenere le spese di trasferimento e quelle per le maggiori pigioni di Caserta, visto che attualmente godono di alloggio a buon mercato nel Padiglione Militare di Casagiove»; e la necessità di effettuare lavori di restauro alla Caserma Sirtori, in conseguenza dei «danneggiamenti che la Rª Guardia arrecò appena ebbe notizia della soppressione del Corpo», ai quali, doverosamente, era compito del Ministero dell’Interno provvedere. Il discorso si spostava, infine, sulle nuove disponibilità locative in città, che sarebbero derivate dalla ristrutturazione di uno dei piani di palazzo Vecchio e dal completamento al più presto, da parte dell’Istituto delle Case Popolari, «[del]la costruzione degli appartamenti da tempo iniziati».



[1] Sull’operato di Vittorio Martelli, che, prima di essere nominato regio commissario, era stato incaricato di condurre un’inchiesta sulla situazione amministrativa del Comune di Caserta, si rimanda a O. Isernia, Dal sindaco elettivo al podestà. Tre anni di amministrazione straordinaria al Comune di Caserta (marzo 1924-giugno 1927), «Archivio Storico di Terra di Lavoro»,,vol. XXI, aa. 2003-2007, pp. 35-42.

[2] Le lettere sono conservate in Archivio di Stato di Caserta, Prefettura, Gabinetto, II inventario, busta 252, fascicolo 756.

[3] In realtà il Palazzo delle RR. Poste e telegrafi sarebbe stato completato soltanto dopo più di due anni ed inaugurato il 5 settembre 1926. Cfr. P. Moschese, Il Palazzo delle Poste e Telegrafi a Caserta nell’opera di Vincenzo Memma, Caserta 2010, p. 15.

mauro nemesio rossi

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