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Il conte di Caserta mette a ferro e fuoco Casoria

morte di Manfredi

Da una cronaca medievale emerge una pagina sconosciuta – e purtroppo terribile – della storia di Casoria:  nella calda estate del 1385, mentre infuriava lo scontro tra Papa Urbano VI e il re di Napoli Carlo D’Angiò-Durazzo, il casale (che non ha mai avuto mura difensive) fu infatti barbaramente saccheggiato da due bande armate che lo misero a ferro e fuoco.

Il 1385 fu un anno terribile a Napoli. Fu infatti il momento più caldo della tormentato regno di Carlo D’Angiò-Durazzo, erede sia del Regno napoletano che di quello di Ungheria. Alla fine dell’anno precedente, Carlo aveva arrestato Papa Urbano VI, e lo teneva praticamente in ostaggio tra Castelnuovo e l’Arcivescovado. Ma tra la primavera e l’estate del 1385 tutto precipitò: il pontefice riuscì a sfuggirgli, rifugiandosi a Nocera; e lui stesso dovette partire per l’Ungheria. A questo punto, una serie di nobili e condottieri – con la scusa di parteggiare per il Papa – tentarono di assediare Napoli.

Il campo fu alloggiato a Giugliano, sotto il comando di Tommaso di Sanseverino; ai suoi feudatari si aggiunsero subito numerosi conti della zona, e anche militari stranieri. Le cronache dell’epoca parlano di «4.600 cavalli bene armati, quali correvano ogni dì vicino a Napoli». Non riuscendo ad entrare nella città, alla fine di agosto tolsero le tende; ma prima di andarsene, misero a ferro e fuoco Casoria.

La cronaca usa parole terribili: riferisce che domenica 26 agosto, il Conte di Caserta e Bernardo de Sala entrarono nel casale di Casoria, dove «interfecerunt et percusserunt multos homines, et discurrerunt predando, uccidendo, et dirobando»; in pratica,saccheggiarono il casale malmenando e uccidendo molti uomini, sfogando tutta la loro rabbia vigliacca per non essere riusciti a prendere Napoli.

Nota: Il «Comes Caserte», il conte di Caserta richiamato nella cronaca, era Francesco (II) Della Ratta, che aveva sposato in prime nozze una Sanseverino. Meno sicura potrebbe essere invece l’effettiva presenza di Bernardo de Sala: nelGiornale del Duca di Monteleone, infatti, insieme al conte viene citato suo fratello Sandalo: non è escluso, dunque, che proprio un nome del tipo «Germano Sandalo», male interpretato, abbia potuto dar luogo ad un equivoco.

 

Giuseppe Pesce

Bibliografia: Per le vicende dell’estate 1385 Cfr *Giornale dell’Historie del Regno dio Napoli: Quale si conserva per il Duca di MontelioneDall’anno 1266 fino al 1478, Napoli, Gravier, 1770, p. 36; mentre l’episodio di Casoria è riferito (con qualche lieve variante nelle due edizioni) nel *Cronicon siculum incerti authoris ab anno 340 ad annum 1396 etc. [dal Codice Ottoboniano Vaticano], a cura di G. De Blasiis, Napoli, Giannini, 1887, p. 53.

mauro nemesio rossi

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