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L’epigrafe della creazione dell’Impero nascota

lapide

CASERTA –

CASERTA – Ricompare dopo 66 anni una epigrafe di marmo pesante oltre due quintali fatta incardinare su qualche muro della città nelle immediate vicinanze di piazza Dante o nel primo tratto di corso Trieste. Contiene uno motto del Duce  pronunciato in occasione della proclamazione dell’impero. Era stata nascosta proprio nei sotterranei del palazzo della ex sovrintendenza oggi agenzia delle entrate. In una fase di sistemazione dei documenti e per cedere i locali alla forestale è stata rinvenuta  sotto ad un cumuli di documenti.  E’ stata presa in custodia dalla Sovrintendenza di Caserta ed ora si è si dovrebbe trovare una sua collocazione.

Un compito non facile, in considerazione delle incrostazioni ideologiche che si annidano proprio in una classe politica ed intellettuale come quella di oggi, ma che non è diversa da quella che elogiò ed inneggiò il fascismo pronta subito a cambiare casacca dopo la notte del gran consiglio.

Si tratta di un marmo ben conservato con un fascio littorio scolpito al tratto e colorato in nero e con la scritta a carattere romano: “Il popolo italiano ha creato col suo sangue l’Impero. Lo feconderà col suo lavoro e lo difenderà contro chiunque e con le sue armi.” Segue la parola  Mussolini ed in fondo 9 Maggio 1936 XIV anno dell’era fascista.

Erano gli anni del massimo consenso ed  il Comune di Caserta era retto dal podestà Ludovico Ricciadelli.  I cittadini prosperavano grazie alla nutrita presenza di caserme e uffici pubblici.

L’epigrafe  forse avrebbe potuto trovarsi all’interno della caserma del decimo artiglieria situata in corso Cesare Battisti e collocata subito dopo la proclamazione dell’Impero da parte del capo del governo.

“Non  ricordo di averla vista in città – ha commentato Lello Menditto ex segretario della Dc, uomo politico ed attento osservatore della storia di Caserta – Quando ci fu la proclamazione dell’impero avevo sette anni.  Sufficienti a memorizzare e rendermi conto di quello che accadeva intorno a me. Ricordo che ci fu un grande movimento e non escludo che ci dovette essere una adunata di cittadini in piazza Margherita ad ascoltare il discorso del Duce. Del resto la propaganda della radio era ben radicata nelle scuole tutte fornite di sistema di amplificazione con altoparlanti nelle aule che, oltre a diffondere i comunicati del direttore scolastico, a volte diffondevano le trasmissioni della Eiar per la propaganda del governo ed i programmi delle scuole.”

Che la grande lapide di marmo doveva essere esposta all’interno della caserma del 10° artiglieria ne è convinto anche un altro storico della città Dominco Ianniello.  che crede  che sia stato questo che ha fatto si che la lastra di marmo non venisse distrutta con la caduta del regime nel luglio del 1943.

“Dopo il gran consiglio e l’arresto di Mussolini, il partito nazionale fascista si disciolse  come neve al sole e ci fu la corsa al cambio della divisa – ha spiegato Ianniello – mentre con molta dignità poterono prendere il  proprio ruolo quelli che fin dal suo sorgere non erano favorevoli al regime. Fu allora che molti simboli del fascismo furono distrutti, come il fascio che c’era sul palazzo delle poste, il nome di Mussolini dal monumento ai caduti e i fasci che erano davanti alle Caserme. Ci fu l’assalto del palazzo del fascio in piazza mercato e furono distrutti tutti i documenti. La lapide difficilmente si sarebbe salvata se fosse stata esposta in un luogo accessibile.”

Cosa fare oggi del manufatto simbolo di una tappa della storia della nostra nazione e cui Caserta ha contribuito con la sua gente nel bene e nel male ?

“La lapide è una testimonianza del passato e va ricollocata in un posto nelle vicinanze della sua prima installazione del resto gli spazi c’è ne sono anche nella zona dell’attuale circolo degli ufficiali – ha dichiarato Lello Menditto – nessuno  ha il diritto di cancellare un passato per quanto criticabile  possa essere stato.”

Per il presidente dell’istituto di Storia Patria di Terra di Lavoro  Alberto Zaza d’Aulisio, invece, c’è la necessita di far nascere in un luogo deputato.   Un epigrafiario che contenga le varie lapide che non hanno più una collocazione e che rischiano di andare perdute.

“Non è la sola lapide che deve essere allocata – ha commentato il presidente – tra quelle che ricordo di quel periodo c’è anche quella in basso rilievo che stava davanti Palazzo Reale quando il monumento era stato sede delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale. Ora è appoggiata a terra nella sala d’ingresso del teatro di Corte.”

 

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mauro nemesio rossi

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