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Giulio Andreotti e Terra di Lavoro

andreotti

I giornali spesso in presenza di un’autorità avanzata negli anni sono soliti tenere nel cassetto il cosidetto “coccodrillo”.  una serie di fatti ed aneddoti del personaggio pronti ad essere utilizzati nell’evenineza di una sua dipartita.

Nel caso di Giulio Andreotti ebbene possiamo ammetterlo eravamo impreparati. I motivi vanno ricercati sulla figura dell’uomo e del politico che è talmente radicato nella cultura di Terra di lavoro da farlo considerare eterno.

La notizia delle ore 12 di oggi ha avuto dello sgomento, si sapeva che il senatore a vita per l’avanzata età non usciva più, ma nulla faceva presagire al peggio. Solo durante le votazioni al Senato sul presidente della  Repubblica è stato chiamato e dato assente.

Oggi non possiamo esimerci dal ricordarlo perché proprio a Giulio Andreotti la nostra comunità deve molto. Se negli anni settanta c’è stato quel forte insediamento industriale questo lo si deve a Lui, a Don Salvatore D’Angelo e a Giacinto Bosco. In un tempo in cui il clientelismo imperava e la provincia di Caserta era il  massimo serbatoi di voti per la democrazia cristiana, era facile che politici dirottassero sul nostro territorio le multinazionali che avevano voglia di investire grazie e soprattutto ai contributi che arrivavano dalla Cassa del Mezzogiorno.

Se l’americana 3M Italia si insediò a Caserta e la stessa  Face Standard a Maddaloni questo fu opera del compianto don Salvatore d’Angelo grazie al suo ufficio permanente che aveva presso la segretaria dell’amico Andreotti a Roma.

Un riconoscimento a Giulio Andreotti è arrivato solo da pochi anni  dal comune di Maddaloni che nonostante il forte ritardo gli ha concesso la cittadinanza onoraria. Un trofeo opera di Don Battista Marello che gli fu consegnato a Roma. (vedi filmato)

Personalmente ho intervistato Andreotti A Benevento nel lontano 18 settembre del 1988.  Riportando il testo si vuole rendere un omaggio ed un tributo all’uomo artefice della Politica Italiana per oltre tre quarti di secolo.

 Benevento 18 settembre 1988

Visto da vicino ispira una tremenda simpatia. Quando parla di politica lo fa con scaltrezza e con la facilità tipica dell’alunno che ha imparato la lezione a memoria. Quando invece discute di cultura e di argomenti storici, ha un fascino da incantare le platee. Certamente Giulio Andreotti è un uomo che la sa lunga su fatti e misfatti dell’Italia e degli Italiani, da anni ministro degli esteri ed uno dei maggiori leaders della Democrazia Cristiana, è una fonte inesauribile di battute opportune ed appropriate e non finisce mai di stupire per la sua versatilità.

Come scrittore è tra i più letti ed i suoi testi sono dei perfetti manuali del saper vivere.

Alla presentazione del libro “I miei primi quarant’anni”, racconto autobiografico in cui, senza veli, si raccontavano le avventure romantiche di Marina Lante della Rovere, disse, con tono serio-ironico, “cerchi di agitarsi di meno nei prossimi quaranta”.

Con la stessa prontezza di spirito ha commentato in Benevento la mostra di Antonio Manganaro sulla satira politica dell’ottocento.

Per i presenti in sala, un vero spettacolo, fatto di argute ed intelligenti frecciate a sinistra ed anche a qualcuno del suo partito e ad alcune sfere della chiesa cattolica utilizzando fatti ed aneddoti riportati nel testo.

Ha dedicato un po’ del suo tempo al nostro quindicinale con  una piacevole conversazione.

 

Quando si intrattiene con la gente è brillante ma, per l’uomo della strada, lo è di più quando non parla di politica. Come presentatore televisivo a chi vorrebbe somigliare ?

 

Non ho questa vocazione, l’essenziale é cercare di interloquire con la gente. Questo non solo per fare politica ma per vivere. Infatti quando parlo di potere che logora chi non ce l’ha, non penso alle cariche, ma alla capacità di stare a sentire anche gli altri, e poter comunicare.

 

Nei suoi discorsi, nei suoi testi, Lei affronta i fatti mantenendosi sempre tra la storia ed il quotidiano: è un sistema per avere dei referenti o un modo di rafforzare le sue tesi ?

 

La storia é molto importante perché la si vede cent’anni dopo. La cosa che conta però é quella di fare il proprio lavoro con molta intensità. Le forze grazie a Dio non mi mancano: do un contributo al nostro partito ed al governo, mettendo anche a frutto l’esperienza e la formazione di questi decenni .

 

Stamani lei ha fatto due affermazioni sull’attuale momento storico, e cioè che c’è difficoltà di valutare in modo equilibrato la classe e il giudizio politico, cosa intendeva dire ?

 

Dato che la politica é affidata a decine di milioni di persone che votano, bisogna trovare dei modi per far sì che queste persone siano più informate da fonti che dividano sempre l’informazione dai commenti e che poi vi sia una partecipazione effettiva sul piano del-le scelte e controlli.

Si tratta quindi di trovare dei modi che concilino queste forme di lavoro di massa con quelle conoscenze che si avevano nel secolo scorso con il sistema uninominale. Ritengo che il vero problema di adesso non sia solo nei i regolamenti e comportamenti ma nelle strutture.

Bisogna però considerare che il sistema che abbiamo non é malvagio, perché con questo abbiamo superato i guai del dopoguerra, abbiamo fatto la ricostruzione ed abbiamo portato l’Italia agli attuali livelli.

Ma è proprio il problema dell’efficienza del sistema che oggi è messo in discussione

Io dico questo perché oggi siamo passati da un’Italia del dopoguerra ad una che é diventata il quinto paese del mondo e l’abbiamo fatto con questi regolamenti parlamentari. Non voglio dire che per questo non debbono esse-re cambiati, ma dobbiamo stare attenti a credere che si facciano le svolte nella vita di una nazione soltanto modificando i regolamenti delle camere. Qualche volta vedo delle critiche sulla cosiddetta efficienza ma su questo bisogna stare attenti perché il parlamento dà degli indirizzi politici, non é una fabbrica di scarpe.

Il doppio incarico al segretario del partito, i rapporti col il PSI e il prossimo congresso, sono i temi più dibattuti dalla stampa. Quale sarà l’atteggiamento del suo partito ?

Io credo che questi non sono i soli problemi e neanche i più importanti. Esiste un’Italia nella quale le forze politiche stanno un po’ ridiscutendo i loro programmi e la loro presenza. Gli stessi comunisti sono alla ricerca di cose nuove, anzi sono fortemente autocritici per periodi vicini ed anche lontani. Questo obbliga un po’ tutti a riconsiderare le proprie metodologie di lavoro e la propria organizzazione.
Ritengo che il nostro partito abbia bisogno di una ripresa organizzativa molto forte perché i momenti elettorali qualche volta possono essere legati, nel bene e nel male, a stati d’animo. Non esiste il raccolto se non c’è la semina durante tutto l’anno.
Dopo questo, avremo il congresso in cui si parlerà dei rapporto con gli altri partiti. Non è solo questione di rapporto con i socialisti e noi, ma anche di rapporto degli altri partiti con il PSI e con la coalizione governativa. Va affrontato anche la conformità nelle giunte comunali e provinciali. Sono temi questi che si sono sempre dibattuti ed hanno creato momenti di difficoltà ma si sono sempre trovati dei modi di risoluzione.
 Per quello che riguarda la vita interna del partito, avremo il congresso e nella sua preparazione si studieranno questi argomenti che debbono essere sveleniti da posizioni personali.
II fatto è concettuale; cioè la differenza tra quello che è la vita del governo e quello del partito.
La vita del governo é una ricerca di punti di incontro, di compromessi, quella del partito é altra cosa.

Dal  nazionale al provinciale. A Caserta Lei e la sua corrente pur avendo molte amicizie  non riesce ad ottenere posti di responsabilità nella segreteria?

 Questo non lo so. Comunque é un problema da non occuparmene stamani lo vedremo nella preparazione del prossimo congresso.

Da Il Corso quindicinale di Terra di Lavoro

o

mauro nemesio rossi

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