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1984, così la Stampa raccontava il Settembre al Borgo

Festival e mozzarella nella reggia di Caserta

Casertavecchia - Settembre al Borgo

Casertavecchia – Settembre al Borgo

La chiamano Terra di lavoro, quella zona piatta e umida che da Napoli si allarga al Nord, verso 1 primi contrafforti di un bassissimo Appennino. Terra di lavoro perché è una terra fertile e ricca, coltivata a frutta, orto, vite e canapa ed è proprio l’odore della canapa lasciata a macerare nelle vasche quello che si spande nell’aria durante la fine dell’estate. Centro principale di questa zona che non è mai stata né bella né suggestiva, e neppure stravagante, è Caserta, una specie di paesone grande e grosso, costruito senza pensare al risultati estetici. Da 14 anni Caserta, dal 26 agosto al 9 settembre, vive quindici giorni di gloria grazie a .Settembre al borgo  concerti, balletto, poesia, teatro, film.

Un festival che si divide fra la Reggia. San Leuclo e Caserta vecchia. Potrebbe essere, questo “Settembre al borgo”, l’occasione per andare a visitare una città tagliata fuori da ogni via di transito, schiacciata dalla doppia presenza di Napoli da una parte e Roma dall’altra. Ignorata da tutti gli Italiani, tranne quelli che hanno fatto il servizio militare In una delle sue molte caserme. Ma Caserta vuol dire soprattutto la Reggia, l’enorme, principesco edificio voluto dal re Carlo di Borbone alla fine del Settecento, sul modello di Versailles, per far vedere al cugini francesi di che cosa fossero capaci i cugini napoletani e farli morire d’invidia.

La Reggia di Caserta, però, invece di passare alla storia con il nome del sovrano che ne ordinò la costruzione è passata con quello di Luigi Vanvitelli  l’architetto che l’ha realizzata: tutti l’ha chiamano infatti la Reggia del Vanvitelli Milleduecento stanze, mlllesettecentonovanta finestre, trentaquattro scale tra cui lo scalone monumentale e per l’appartamento di rappresentanza un lusso sfrenato, il teatro di corte, la cappella per le funzioni religiose: questa Reggia è senz’altro il  più imponente palazzo reale di tutta Italia. Intorno, un parco scenografico che parte da una cascata d’acqua che si stende in prati e giardini, aiuole e boschi, intorno a vasche e fontane, ruscelletti e getti d’acqua, in uno spettacolo di frescura e colori fuori dell’ordinarlo. Un parco davvero fuori dell’ordinarlo. In questa terra che conosce soltanto il verde degli orti del contadini e ignora che cosa siano un parco pubblico, un giardino comunale, una villa dove passeggiare.

Per portare l’acqua alla Reggia di Caserta, Vanvitelli dovette costruire un acquedotto di quaranta chilometri che Imbrigliava alle sorgenti i1 fiume Volturno  lo convogliava a valle, nella distesa del parco: una spesa enorme, ma ne valeva la pena. Carlo di Borbone aveva infatti Immaginato la Reggia di Caserta non soltanto come un luogo di piacevole soggiorno per sé e per la sua numerosissima corte, ma anche come un centro che potesse risollevare l’economia di tutta la regione. Proprio per questo a San Leucio, poche case a qualche chilometro dal palazzo reale,  Carlo di Borbone volle istituire una colonia manifatturiera per la lavorazione della seta, con fabbriche e abitazioni per gli operai, primo caso di insediamento industriale programmato a tavolino, con l’aiuto di specialisti In economia e urbanistica. Ancora oggi, due secoli dopo, i lampassi, i broccati, i damaschi di San Leucio tramandano l’antica preziosità del disegni artigianali e continuano a godere fama meritata in tutta la Campania.

Ma il  centro del festival “Settembre al borgo”, non è né la Reggia né San Leucio, ma il piccolo e arroccato paesino medievale di Caserta vecchia, lontano tanto dal fasti del barocco borbonico quanto dall’andirivieni dei militari per le strade della città nuova. Il fascino di questo borgo, sorto Intorno al Mille con il  nome di Casa erta, che indicava la collocazione alta su una collina, sta tutto in una piazzetta assolata,un castello dirupo, una cattedrale in stile siculo-normanno, un dedalo di stradine che si avvolgono su se stesse a gomitolo, sulle quali regna II silenzio, un silenzio astratto e totale, come se fosse una città morta. Intorno al festival, soprattutto nel borgo di Casertavecchia, si sono aperte piccole trattorie dove è ancora possibile trovare la cucina della zona, che ripropone, come spesso succede in provincia, gli stessi piatti di Napoli ma più ricchi, più farciti, più carichi di gusto e di condimento. Insuperabile la mozzarella di bufala, una specialità originaria di questa terra. Buone anche le verdure: peperoni, melanzane, zucchine che imbottite di carne e pane, tonno e capperi, formaggio e pasta si trasformano in uno del piatti più saporiti della cucina Italiana.

A Casertavecchia si può andare a mangiare da «Teresa», a «La Castellana» oppure da «Mastrangelo». A San Leuclo il  migliore ristorante è «Le tre pignatte» sul Belvedere del Real sito. A Caserta nuova. Invece, è «Re Ferdinando», un ristorante sul viale Intitolato a Carlo III proprio a due passi dall’ingresso della Reggia.

La stampa 9 agosto 1984

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mauro nemesio rossi

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