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Causa contro Antonio Bottillo accusato di assassinio  in persona di Michele e Rosina Visconti

Resconto della , Redatto dal Signor avvocato Alfonso De Blasio – Caserta Nobile e C. 1871

 

Miser chi mal oprando si confida Ch’ognor star debbia il malefizio occulto Che, quando ogni altro taccia, intorno grida, L’aria, la terra stessa in ch’è sepulto.

ARIOSTO ORL. FUR.

 

Nel mese di Luglio dell’ anno passato la Città di S. Maria era contristata da orrendi assassinii. Il sig. Michele Visconti agiato proprietario e la sua figliuola naturale nominata Rosina, giovinetta non ancora ven­tenne, sparivano improvvisamente dal loro paese.

Alla meraviglia universale per questo fatto succe­devano ben presto, nella coscienza, di ognuno funesti presentimenti intorno alla sorte che fosse loro toccata.

Serviva da poco tempo nella casa del Visconti Antonio Bottillo di anni 37, nativo di Cervinara, il quale prima dell’abolizione delle corporazioni religiose, era stato monaco terziario nel convento dei Francescani. Costui ai parenti, agli amici, ai vicini del Visconti, i quali gli domandavano frequenti notizie del padrone e della figlia, rispondeva che sulla prima aurora del di 14 Luglio erano partiti amendue di casa senza palesargli il luogo, ove intendevano di recarsi e senza dir-gli in qual giorno sarebbero ritornati alle pareti domestiche ; aggiungeva che avevano portato seco loro un baule, e che si erano fatti accompagnare da lui fino all’estremità del Corso Garibaldi.

Ma a misura che i giorni trascorrevano, i sospetti del pubblico si venivano sempreppiù accrescendo, sicché il Pretore locale indotto dalle voci sinistre diffuse nel paese, eseguiva nella casa del Visconti una prima visita domiciliare, la quale a prima giunta parve quasi infruttuosa. Il Bottillo intanto dopo di aver dimorato in quel palagio per parecchi giorni , simulando una calma che parrebbe incredibile, recavasi in Castellamare a servire nella casa del sig. Castaldi, dopo di avere alla sorella del Visconti fatta la consegna di tuffi i mobili, come se nessun pensiero molesto gli turbasse la serenità della coscienza. In questo mentre essendo tornate vane anche le altre investigazioni dirette alla scoperta del luogo in cui per avventura si trovassero il Visconti e la figlia, il Pretore locale faceva ritorno all’ abitazione di costoro, ed essendosi fatte novelle e più accurate indagini nella cantina di quella casa, si trovarono coperte di terriccio, e sepolti in un angolo recondito i cadaveri di quei due. Colla generica si assodava che Michele Visconti era stato messo a morte con tre colpi gravissimi al capo ed al collo; ed altre tre ferite, quantunque non letali si trovarono in altre parti del corpo. I periti ponendo mente alla natura ed alla situazione delle offese, portarono concorde giudizio che il Visconti dovette essere ucciso mentre stava sul letto e con armi diverse.

Si assodava del pari che la Rosina Visconti, il cui cadavere offriva una contusione al capo, era stata strozzata con un laccio di piccola dimensione. E qui giova ricordare che sotto il letto del Visconti si trovò rappresa una macchia di sangue, ed altra striscia di sangue si rinvenne nel guanciale del letto, nel quale soleva dormire la sventurata Rosina.

Facevasi allora sollecitamente arrestare in Castellammare il Bottillo. Egli col primo e secondo interrogatorio negava di essere stato l’ autore del doppio omicidio, quantunque una prova irrefragabile lo mostrasse reo di quel sangue.

Finalmente dopo lunghi indugi e dopo lunghissime meditazioni narrava che il suo padrone, per le frequenti suggestioni della figliuola avevalo da parecchi giorni congedato dai suoi servigi, che nel mattino del 14 Luglio il Visconti e la figlia levatisi di letto entrarono nella cucina, ove egli apparecchiava il caffè, gl’imposero di uscire di casa, perché si avevano già procurato un altro servitore, alla quale ingiunzione avendo egli risposto con un pò di risentimento, il padrone die ordine alla figlia di andare a prendere il revolver nella vicina stanza, e nel contesto assestò a lui varii schiaffi.

Narrava infine che trovandosi egli incalzato da imminente pericolo di vita, vibrò con un coltellaccio da cucina alcuni colpi al Michele Visconti, il quale cadde sul pavimento ove gli assestò altri colpi assodati dalla generica. Confessò che spacciatosi così del padre corse incontro alla figlia che strangolò colla treccia dei suoi medesimi capelli.

La Sezione di Accusa però non ritenendo affatto vere le circostanze da costui narrate allo scopo di mettere in campo una provocazione, pronunziò contro lo stesso Antonio Bottillo, accusa :

  1. Di omicidio volontario qualificato assassinio per premeditazione.
  2. Di omicidio volontario qualificato assassinio per premeditazione, commesso allo scopo di assicurare l’impunità del medesimo.

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mauro nemesio rossi

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