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Brigantaggio nel Casertano

pag19 famiglia

Il riesplodere del brigantaggio nel ’66 ed il suo protrarsi anche durante l’inverno successivo indusse i responsabili della repressione ad istituire una nuova zona militare: quella del Matese. Tale espressione burocratica-militare definiva sin dai primi anni post-unitari un particolare settore regionale sottoposto ad un esclusivo comando, indipendente e prioritario rispetto a quello territoriale, con esplicita finalità di liquidazione delle grosse bande imperversanti nella sua giurisdizione. Proprio in aderenza alla variabilità degli obiettivi da perseguire l’istituzione delle diverse zone e sottozone non fu simultanea, ne restò costante la loro ampiezza geografica. Il Matese sotto questo profilo ricadde di volta in volta nelle pertinenze di più grosse zone, a partire da quella iniziale di Caserta, il cui comando già esistente nel 1861 era stato retto dal maggior generale Villarey (1861-’62), a capo della brigata Re, originariamente di stanza ad Isernia e quindi per l’appunto a Caserta. All’interno di una zona militare perciò per i compiti specifici che la repressione richiedeva si strutturarono una trama di presidi fissi ubicati nei maggiori centri abitati, ed una serie di colonne mobili adibite alla diuturna perlustrazione, alla scorta nonché alla ricerca e cattura degli individui sospetti. La zona del Matese, fu cronologicamente l’ultima. Ebbe sede ad Isernia e fu istituita nel 1867 al comando del generale Lanzavecchia di Buri, poi del generale Dall’Aglio e quindi del generale Bianchetti. Essa aveva tre scompartimenti, uno ad Isernia stessa che per gli anni 1867-68 e 69 ebbe distaccamenti a Castellone, a Monteroduni e al Casino Staffoli; un altro a Venafro con distaccamento a Filignano, a Montaquila e a Pozzilli; e il terzo a Piedimonte d’Alife con distaccamento a Sant’Angelo a San Gregorio, alla masseria del Duca, a Campo Oracca e a Goia. Più tardi a questi tre scompartimenti se ne aggiunse un quarto, con sede a Boiano e con distaccamento a Morcone e a Pontelandolfo. Fra le istanze che portarono alla formazione della zona del Matese non improbabile ravvisarvi anche quella del Presidente del Consiglio dei Ministri, Bettino Ricasoli che così spronava il prefetto di Benevento:

 

MINISTERO DELL’INTERNO

 

Firenze 19 marzo 1867, prot. N° 2173

 

La dignità del Governo perderà ogni salutare impressione nell’animo della popolazione il giorno in cui saremo obbligati a confessare che l’influenza delittuosa di un Fuoco, di un Pace sia qualche cosa in più che l’influenza concorde di tutte le Autorità e di tutti gli agenti della forza pubblica di codesta Provincia (Benevento), e che ancora per altro tempo dovremo svanirci in continue perlustrazioni sulle loro orme. Se i Signori Sottoprefetti non si recano di persona nei luoghi più incalzati dal brigantaggio a disporre gli animi delle popolazioni, a ravviare le indagini rallentate o disperse, a rialzare lo spirito dei cittadini, ad annodare le fila di accorte e sicure investigazioni, se Ella non ordina a due o tre delegati ed a questo o quell’Ufficiale dei Reali Carabinieri di mettersi in giro e di non tornare più in residenza se non dopo dispersa quella comitiva che infesta il suo Circondario, fornendoli, all’uopo dei mezzi di spese segrete che sono necessari, non si riuscirà mai, ne sia certo, a finirla veramente con i briganti. Quel funzionario che non si senta capace, co’ mezzi tutti de’ quali può disporre, di mantenere la sicurezza della proprietà e della vita dei cittadini nell’ambito del territorio a lui assegnato, e di riuscire per conseguenza a liberarlo dai briganti, è bene che lo dichiari francamente, che rilevi agli occhi del Governo questa sua posizione.

 

Il Ministro Ricasoli

 

L’anno ’67 non fu caratterizzato, forse proprio per la nuova disposizione militare da rilevanti scontri o azioni brigantesche, ad eccezione di alcuni episodi nell’autunno, superati i quali si andò chiaramente delineando la ormai prossima e tante volte auspicata vanamente estirpazione del sanguinoso fenomeno.

 

 

 

mauro nemesio rossi

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