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anno 1912 – Il periodico L’Unione contro l’on. Michele Verzillo

Olindo Isernia

LA CAMPAGNA DI STAMPA DEL PERIODICO
CASERTANO “L’UNIONE” CONTRO

                                                    L’ON. MICHELE VERZILLO (1911-1912)

                                                                                

  

Mega Cam L’atteggiamento del periodico casertanoL’Unione”[1] nei confronti dell’on. Michele Verzillo non era mai stato particolarmente amichevole. Dopo la mancata sua elezione a deputato alle politiche del 1909, che fecero registrare, nel collegio di Capua, la vittoria del suo avversario Enrico Buonanno, fortemente sostenuto anche da “L’Unione”, la campagna di questo giornale contro di lui fece registrare un continuo crescendo con lo scoperto obiettivo di assestare al parlamentare di lungo corso[2] il colpo definitivo che ne decretasse, una volta per sempre, la fine politica. Al riguardo, in questo breve saggio, si terranno, però, presenti soltanto alcuni numeri del giornale ed, in particolare, i numeri 40 e 42, rispettivamente del 5-6 ottobre e del 19-20 ottobre 1912, che non a caso, furono anche all’attenzione dell’organo di Prefettura e tra le cui carte ancora si conservano.

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     In più di un’occasione il periodico in questione aveva tenuto a precisare che le sue energiche prese di posizione nei riguardi dell’ex onorevole Michele Verzillo e dello entourage, che lo sosteneva, non potevano essere ridotte «alla solita questione personale tra il nostro egregio amico on. Buonanno ed il suo competitore di Capua» Michele Verzillo. Nel numero del 2 aprile 1911, in risposta ad un articolo apparso sulla Ragione, che attribuiva tutto il «pandemonio», che si era scatenato all’interno dell’Amministrazione provinciale, alla «lotta feroce e senza tregua» tra l’attuale, Buonanno, e l’ex deputato di Capua, Verzillo[3], dopo aver rigettato questa lettura tutta in chiave di contrapposizione personale, tendeva, invece, a sottolineare «la grande lotta di epurazione morale», che, dal 1905, il giornale andava «combattendo nell’interesse ed a vantaggio dell’amministrazione provinciale» e «contro la camarilla che vi imperversa[va]». Né la lotta si era limitata al solo Scorpio, «ma a tutto l’indirizzo pernicioso che i dirigenti davano alla maggiore nostra amministrazione»[4]

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  A distanza di poco più di un anno, “L’Unione” riprendeva non a caso questo argomento e giungeva a formulare in termini ancora più espliciti il concetto che «Enrico Buonanno e Michele Verzillo rappresenta[va]no, nella provincia di Caserta, gli esponenti caratteristici di due opposti sistemi amministrativi e politici, di due diverse concezioni morali della politica»[5]. Da questo punto di vista, sarebbe stato, perciò, «un bene» se, come si ventilava, alle prossime elezioni politiche si fossero entrambi ritrovati di fronte nel collegio di Capua[6].        

 

È fin troppo evidente come nel pensiero dell’autore dell’articolo, individuabile con molta probabilità nella persona dello stesso direttore Emilio Musone, lo scontro elettorale tra i due alle elezioni politiche, che si sarebbero tenute l’anno successivo, avrebbe dovuto costituire l’occasione utile per la definitiva liquidazione politica del Verzillo, non solo perché i rapporti di forza si erano ormai consolidati a favore dell’on. Buonanno, che avrebbe potuto contare, secondo i calcoli di quel periodico, sull’appoggio della quasi totalità dei Comuni, che rientravano in quel collegio[7], ma anche per la storia non sempre limpida, in termini di coerenza politica e di correttezza amministrativa, che il Verzillo aveva alle spalle[8], che, intenzionalmente e minuziosamente era ora ripercorsa dal nostro articolista nel suo diffuso pezzo, allo scopo di assestare ulteriori violenti colpi demolitori alla sua figura di deputato e di amministratore.

L’intera condotta politico-amministrativa dell’on. Verzillo era messa nell’articolo sotto accusa, a partire dal momento in cui ebbe inizio la sua ascesa nella vita pubblica, che coincise dapprima con la sua elezione a deputato provinciale nel Mandamento di Carinola e poi con la conquista, nel 1889, da parte delle forze democratiche, di cui egli era un esponente di spicco, del comune di Capua[9].

A Verzillo il giornale faceva carico della cattiva amministrazione praticata nella città capuana. Egli era individuato come il vero perno centrale intorno al quale aveva ruotato il sistema di potere, ampiamente ramificato, che aveva dominato Capua per più di venti anni. Ed anche se non si  mancava di riconoscere che il ventennale «diagramma criminoso, che si svol[…]se dal 1889 al 1909 con un milione e mezzo di debiti, con falsi, peculati, prestiti imbottitura, parassitismi ecc. ha[veva] avuto anche qualche parentesi antiverzilliana», il sistema, «tutto il sistema che ha[veva] rovinato Capua nel suo complesso, ha[veva] una sola marca di fabbrica: Michele Verzillo».

La scelta, da questi effettuata, di abbandonare le sue originarie posizioni democratiche e di passare a Crispi, era collegata proprio alla necessità di ottenere in cambio l’immunità per le malefatte compiute dai suoi «soci» al Comune di Capua, dopo che Giolitti, nel 1892, procedette al suo scioglimento. A questo proposito, impietosamente, rivolgendosi direttamente a Verzillo, scriveva il giornale: «No, voi non votaste con Crispi l’aumento delle spese militari, ispirandovi ai vostri ideali patriottici (sic), no, voi invece tradiste vilmente gli amici politici e meritaste la feroce apostrofe di Matteo Imbriani (Morte civile a Verzillo!) ed il disprezzo dell’Estrema Sinistra, per uno scopo ignobile. Voi vi prostituiste al Governo di allora, che si salvò per un voto, il vostro, allo scopo di strappare, ad una magistratura asservita a Crispi, l’assoluzione per insufficienza di indizi dei vostri soci di Capua»[10].

Ma era sugli anni più recenti, di inizio secolo, che il nostro giornalista si soffermava più a lungo, vale a dire su un periodo di amministrazione del Comune capuano, in cui tracce evidenti della «storia documentata del sistema di marca Verzillo», erano rinvenibili un po’ da per tutto. Secondo quanto era, infatti, specificato nell’articolo, esse emergevano nei «conti 1902, 1903, 1904 (quelli dei famosi borderaux scomparsi), 1905 e seguenti, nei brogliazzi dei vari tesorieri, in lettere scritte in momenti di furore, nelle carte lasciate inavvertitamente da impiegati complici». A riprova di quanto si affermava, seguiva un elenco degli abusi perpetrati, che chiamavano direttamente o indirettamente in causa quale beneficiario anche l’ex parlamentare ed andavano dai pagamenti effettuati dal comune di Capua per viaggi e pernottamenti in albergo a Roma (hotel de la Porte),  e dalle spese varie, comprese le mance agli uscieri della Camera, dell’allora deputato Verzillo[11] ai «premi di assicurazione sulla vita anticipati dal Comune con danaro della cassa comunale»; dai compensi corrisposti agli avvocati per cause mai discusse ai lavori pubblici pagati, ma non eseguiti; dall’«alimentazione dei parassiti in permanenza» alle spese elettorali.

La conclusione dell’articolo era giocata tutta in funzione di una definitiva e completa diminutio della figura politica del Verzillo. Calcando eccessivamente ed ingenerosamente sui toni, se ne disegnava una parabola a dir poco sconcertante e biasimevole. «Povero Verzillo! – si legge infatti – Nella sua prima giovinezza l’avevano scambiato per un lottatore, mentre poi, durante la vita politica, non ha avuto che una sola preoccupazione: l’appoggio del Governo. Quando dispotizzava nelle amministrazioni di Capua, creava apposta cause per darle a deputati autorevoli, che fossero in condizioni di cattivargli le simpatie del Governo». E poiché – era la conclusione del ragionamento – tale appoggio era venuto ormai meno, dal momento che il Governo mostrava di non tenerlo più in nessuna considerazione e quell’estate, a Fiuggi, Giolitti «non ebbe nemmeno il tempo di accorgersi del molto ex deputato di Capua, pur avendo stretto la mano, sorridendo, a tanti speranzuoli», era tutta la carriera politica di Verzillo, da ritenersi ormai giunta al capolinea. Era, perciò, quasi scontato che per Capua non ci sarebbe stata alcuna lotta politica, dal momento che «Verzillo, senza un incondizionato appoggio del Governo, non si deciderà mai ad affrontarla». Senza contare che l’esito della prossima sfida amministrativa avrebbe provveduto a determinare «la liquidazione completa dei sistemi di marca Verzillo».

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 Né gli attacchi del giornale alla persona di Verzillo si fermarono qui. Qualche settimana dopo[12], “L’Unione” ritornava alla carica con non minore veemenza, dedicandogli un nuovo pezzo. Dopo aver messo in rilievo il particolare che l’ex deputato si era sempre guardato bene, in risposta alle accuse, che gli venivano rivolte, dallo sporgere querela, ad eccezione di quell’unica volta in cui ricevette una tale lezione dall’avvocato Giuseppe Farina[13], da costringerlo «a rituffare la testa nel fango», andava giù duro con altre gravissime accuse. In particolare, Verzillo fu accusato di aver «sempre trescato con gli appaltatori del dazio consumo», approfittandone sia per collocare il fratello nell’amministrazione daziaria, sia per prendere denaro in prestito dai commercianti. Quando, infatti, «nel 1895 – si legge nell’articolo – il dazio era gestito in economia dal Comune, il direttore […] andava domandando danaro in prestito per conto di Michele Verzillo ad elementi  che dovevano poi introdurre merci oggetto di dazio.

 

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Come si è accennato all’inizio, la delegittimazione sul piano politico ed amministrativo del Verzillo doveva servire, in vista degli importanti appuntamenti elettorali, ad esaltare la figura del suo avversario, il deputato Enrico Buonanno, che, come si è detto, godeva invece del sostegno dal giornale[14]. A questo scopo, negli articoli citati, è facile cogliere come, ad ogni pie’ sospinto, ai comportamenti censurabili tenuti dal primo erano contrapposti quelli di segno specularmene opposti, tenuti, a detta degli estensori degli articoli, dal secondo. Così, se l’on. Verzillo era stato sempre invischiato in operazioni amministrative poco trasparenti, l’on. Buonanno, al contrario, si era sempre mantenuto estraneo ad ogni cricca locale; se l’on. Verzillo aveva cercato sempre in ogni modo di ostacolare le indagini sull’amministrazione comunale di Capua, l’on. Buonanno, diversamente da lui, «plaude[va] all’opera del Commissario ed a quella dell’autorità giudiziaria»; se, infine, l’on. Verzillo aveva profittato del denaro pubblico, l’on. Buonanno «ha[veva[ pagato di tasca propria non solo tutte le spese della sua elezione, ma finanche il pranzo ai magistrati dei seggi, per le elezioni amministrative, che abitualmente pagava il Comune».

Ovviamente, come è facile intuire, non è da articoli di giornale come questi, che si può pretendere una valutazione ed un giudizio imparziali dell’operato pubblico di Michele Verzillo. A chi scriveva, lo si è detto, premeva esclusivamente dare risalto, con le più forti sottolineature possibili, alle deviazioni ed alle incoerenze, effettivamente riscontrabili, nella sua parabola politica ed amministrativa e non già riconoscergli anche meriti e benemerenze, rinvenibili questi, senz’altro, in buona parte, soprattutto nel periodo iniziale della sua attività di politico. Avviato agli ideali della democrazia dalla parola di Giovanni Bovio, Verzillo svolse, infatti, nei difficili anni ottanta dell’Ottocento, insieme con altri giovani entusiasti, come, per esempio, il già citato Bartolomeo Scorpio e Giuseppe Lonardo, un ruolo importante nella crescita e nell’organizzazione delle forze della democrazia radicale in provincia di Terra di Lavoro, da essi poi guidate alla conquista di importanti Amministrazioni locali, che, fino a quel momento, erano state monopolio dei rappresentanti della grande proprietà agraria o degli ambienti affaristico-bancari[15]. Da lui venne, infatti, un importante contributo alla costituzione delle Società operaie di indirizzo radicale e democratico, sorte in buon numero in quegli anni, in concorrenza con quelle già esistenti, controllate dalla Sinistra trasformista,[16] ed alla nascita di banche popolari cooperative ad esse collegate.  E, sul versante della lotta all’affarismo, era stato proprio Verzillo, in collaborazione con l’avvocato Carlo Battista, dopo la conquista del comune di Capua da parte dei democratici, a raccogliere le prove delle irregolarità commesse da Pasquale e Raffaele Orsini, padre  e figlio, il primo quale fideiussore, il secondo quale titolare dell’appalto del dazio consumo,  nell’ultimo periodo immediatamente precedente il passaggio della riscossione alla Banca Generale, nuovo aggiudicatario[17].

Come si vede, la carriera politica di Michele Verzillo conobbe varie fasi, caratterizzate da scelte e posizionamenti che andrebbero analizzati e valutati nella loro generale evoluzione e complessità. Soltanto un’obiettiva e puntuale ricostruzione della sua biografia, attenta, in modo particolare, ai contesti in cui egli operò, potrebbe dare un esatto conto delle luci e delle ombre, che caratterizzarono la sua lunga attività di uomo pubblico[18]. D’altro canto, tale ricostruzione costituirebbe anche un contributo di notevole importanza ai fini di una migliore e più approfondita conoscenza della vita pubblica ed amministrativa nella provincia di Terra di Lavoro nel complesso periodo a cavallo tra gli ultimi decenni del XIX secolo e quelli iniziali del secolo successivo.

                                                 (Saggio già pubblicato su “Osservatorio Casertano” (dicembre 2011)

 

 


[1] Questi i dati e le valutazioni riguardanti il giornale, contenuti in una scheda compilata dalla Prefettura: il periodico si pubblicava a Caserta nella tipografia di sua proprietà, al corso Umberto n. 28. Aveva periodicità settimanale ed era di indirizzo politico-amministrativo. Di tendenza democratico-costituzionale, la sua diffusione era ritenuta mediocre ed identico giudizio era dato quanto alla sua influenza. Direttore, come si è detto, era Emilio Musone, fu Francesco, di Casapulla, di anni 44 (Archivio di Stato di Caserta, Prefettura, Gabinetto, busta 344, fascicolo 4131).

[2]  Dopo la sua prima lezione a deputato (XVIII legislatura, 1892-1895), il Verzillo fu rieletto altre due volte (XIX legislatura, 1895-1897 e XXII legislatura, 1904-1909).

[3] Secondo quanto scriveva la Ragione, l’on. Buonanno aveva giurato di «perdere» Scorpio, che era il direttore degli uffici dell’Amministrazione provinciale, in quel periodo nell’occhio del ciclone,  ed uomo «fedele a Verzillo» e suo grande elettore in Pignataro;  Verzillo, invece, di salvarlo. Tale diversità di posizioni, sempre secondo la Ragione, si rifletteva nella linea editoriale dei due principali fogli locali, L’Unione, per l’appunto, da una parte, «sempre in armi contro Scorpio», ed Il Giornale di Caserta, dall’altra, impegnato a difenderlo.

[4] Per accertare le irregolarità commesse, fu disposta dal Ministero un’ispezione affidata al funzionario Varriale (inchiesta Varriale). L’inchiesta fu originata da un’interpellanza presentata dal consigliere provinciale Zanfagna e discussa in Consiglio nella seduta del 27 settembre 1910, che aveva per oggetto le «tasse ingiustificabili», che la Segreteria della Provincia riscuoteva dagli appaltatori. Cfr. O. Isernia e G. Riccio, Alfonso Ruggiero. Per una biografia, in F. Corvese e O. Isernia (a cura di), Il difficile cammino dell’Unità d’Italia. Protagonisti della vira pubblica in Terra di Lavoro dall’Ancien regime all’età liberale, Caserta 2010, p. 155.

[5] “L’Unione”, 5-6 ottobre 1912.

[6] A tale proposito Verzillo era invitato dal giornalista a scendere in campo già alle prossime elezioni amministrative di Capua, «in modo che possa essere seguito, in lotta, anche dal Buonanno», in una sorta di scontro anticipato (ibidem).

[7] Nel collegio di Capua il periodico accreditava all’on. Buonanno il sostegno di 20 Comuni su un totale di 23 (ibidem).

[8] Michele Verzillo era nato a Minturno il 24 febbraio 1856. Riuscito una prima volta, nel 1883, consigliere provinciale per il Mandamento di Carinola, si vide annullare dalla Giunta la sua lezione, per essere poi rieletto, l’anno successivo, nello stesso Mandamento. Nel 1892 divenne deputato nelle file della democrazia, che, nel 1894, abbandonò, per passare dapprima a Crispi e poi al Di Rudinì. Fu, infine, giolittiano ed interventista.

[9] La vittoria dei democratici metteva fine al prolungato dominio del partito capeggiato dagli Orsini, grandi elettori di Francesco De Renzis, esponente della Sinistra trasformista. In quell’occasione Verzillo fu accusato dagli sconfitti di essersi alleato con i clericali e, a riprova di questa loro affermazione, fu fatto riferimento alla «persona del nuovo sindaco Rotondo, legato agli ambienti della curia vescovile». Cfr. C. Cimmino, Democrazia e Socialismo in Terra di Lavoro in età liberale 1861-1915, Napoli 1974, p. 36.

[10]  Scrive a questo riguardo Cimmino, ivi, p. 39: «[…] tale giudizio favorevole il Verzillo lo mercanteggiò col Governo Crispi in cambio del suo voto a favore delle leggi eccezionali e dell’impresa africana nel ’94 tra le proteste vivacissime della Estrema Sinistra e particolarmente del Cavallotti».

[11] “L’Unione”, a maggiore evidenza, riproduceva, «per ragioni di spazio», soltanto due fac-simili delle spese dell’albergo de la Porte di Roma, specificando che «tutte le altre con relativo elenco delle spese extra erano allegate al mandato di pagamento».

[12] “L’Unione”, 19-20 ottobre 1912, n. 42.

 [13] L’avvocato Giuseppe Farina era definito «uno degli atletici demolitori di Michele Verzillo». Di idee socialiste (nel 1896 tenne diverse conferenze di argomento socialista, come riportato da “La Provincia”, 6 dicembre 1896), fu tra gli organizzatori dei lavoratori del polverificio di Capua. Nel 1901 fu condannato dal pretore di Capua per l’affissione di manifesti, che annunziavano una manifestazione contro la camorra del Mezzogiorno, alla quale avrebbero partecipato Mario Todeschini e Oddino Morgari. Cfr. C. Cimmino, Democrazia e socialismo, cit., p. 116 e p. 138.

[14] Su questa immagine solare, che “L’Unione” dava del Buonanno, qualche ombra proiettava, a distanza di un anno, “Il Pungolo di Terra di Lavoro” (a. I, n. 12, 7 dicembre 1913) a proposito del comportamento da lui tenuto durante la campagna elettorale per le elezioni politiche, tenutesi nel novembre 1913 nel collegio di Capua. Il Buonanno, che uscì vincitore dalla competizione, sconfiggendo con 4859 voti (il 54%), i suoi due avversari Dusmet (v. 3578) e Ranucci (v. 1044), era accusato dal giornale di aver commesso «soprusi ed arbitrii», non avendo, in primo luogo, tenuto in nessun conto la circolare del 18 ottobre con la quale Giolitti «fulminava punizioni severe a quei funzionari che favorissero l’uno o l’altro candidato e derogassero di una linea dalle disposizioni di assoluta libertà ed imparzialità da parte dei preposti all’ordine pubblico». A detta del periodico casertano, l’on. Buonanno si sarebbe, infatti, servito, per l’attività di propaganda in suo favore, del delegato Aristide Martignetti tramutandolo in suo «agente elettorale». Ed a riprova di questa sua affermazione il giornale pubblicava il testo della lettera da lui inviata al Martignetti, lasciando ogni giudizio al lettore: «Caro Aristide, ho accontentato il tuo parroco: ti prego di scorazzare venerdì e sabato tra Vico di Pantano e Casal di Principe per incoraggiare i miei amici e rafforzare le mie azioni. Qui andiamo benissimo, aff.mo Enrico Buonanno».

[15] C. Cimmino, Democrazia e socialismo in età liberale, cit. p. 21.

[16] Verzillo entrò a far parte del Consiglio direttivo della Società “Ettore Fieramosca”, di Capua, dopo che questa era caduta sotto l’influenza delle forze democratiche. La “Ettore Fieramosca” aderì quindi al patto di fratellanza di tutte le Società di indirizzo democratico lanciato da Bartolomeo Scorpio (ivi, p. 56-58).

[17] Nel dicembre del 1890, quando era ancora in vigore il vecchio appalto, si era verificato un introito straordinario alla riscossione del dazio (L. 93.000 circa). Era successo che il titolare Raffaele Orsini aveva provocato una straordinaria introduzione dei generi soggetti a dazio nella cinta daziaria cittadina, stipulando accordi con esercenti ed introduttori di varie merci, che prevedevano, sul totale della somma dovuta, uno «sconto fino alla metà della somma convenuta». La conseguenza fu che, nei primi mesi della nuova gestione della Banca Generale, per il crollo degli afflussi dei generi, fu registrata una notevole diminuzione degli introiti. La Banca Generale denunziò gli Orsini all’autorità giudiziaria per una somma, che ammontava a  L. 93.000, corrispondente all’introito straordinario realizzato dai due nel mese di dicembre 1890 (ivi, p. 38).

[18] Verzillo sedette, tra l’altro, per un lungo periodo sui banchi dell’Amministrazione provinciale di Terra di Lavoro e operò anche nel campo della beneficenza quale presidente della Congregazione di Carità di Capua e nel campo della pubblicistica, collaborando, per esempio, al periodico “Campana Libera”, poi trasformatosi in “Campana Democratica”, e facendosi promotore di organi di Comitati elettorali quali “La Opposizione” e “La Riscossa” (C. Cimmino, Democrazia e Socialismo, cit., p. 89).

mauro nemesio rossi

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